Verde Tuscia terra di papi e di acque salubri

Da Viterbo, sede pontificia nel XIII secolo fino a Tarquinia capitale etrusca del Tirreno. Poi Bolsena con il suo lago e Bomarzo con i suoi mostri. Un luogo ideale per il relax e una gita con tutta la famiglia

Il viaggio nella Tuscia non può che cominciare da Viterbo, la Città dei Papi, per anni sede pontificia nel XIII secolo. Ed ecco il Palazzo dei Papi, una sorta di “Vaticano viterbese” quando il pontefice si affacciava dalle logge per parlare ai fedeli. Già sede vescovile, l’imponente e affascinante struttura ospita anche l’Aula del Conclave, nota per aver fatto da sfondo al conclave più lungo della storia, ben 33 mesi. Diverse le parti del palazzo aperte al pubblico in un itinerario turistico che può comprendere anche la Cattedrale di San Lorenzo e il Museo del Duomo, per un tuffo tra religiosità, storia e maestosa architettura dell’epoca. Ma la Tuscia è anche sinonimo di acque termali. E a queste latitudini c’è veramente l’imbarazzo della scelta.

Brillano, non a caso, le Terme dei Papi, tra gli stabilimenti termali più antichi e prestigiosi d’Italia e meta di pontefici e prelati. Cure e trattamenti termali, spa e servizi ne fanno un gioiello nel suo genere. Tra gli impianti termali a pagamento anche il rinomato Hotel Salus Terme, con piscine, percorsi e angoli mozzafiato. Viterbo è talmente ricca di acque che abbondano anche le cosiddette ‘Terme libere’. Tra queste risalta la sorgente del Bullicame, in un mix di storia, cultura, benessere e salute. Un cratere termale di antica memoria, citato addirittura da Dante nella Divina Commedia, immerso in un parco.

Il legame con l’acqua, termale, salata o dolce, è forte in tutto il territorio. Proseguendo da Viterbo verso il mar Tirreno c’è Tarquinia, culla della civiltà etrusca di cui la Necropoli, risalente al VII secolo a.C, è pura rappresentazione. É ritenuta in assoluto la più importante del Mediterraneo con oltre 6mila sepolture, di cui 200 decorate con affreschi che riproducono scene di carattere magico, mistico e religioso.

Insieme al Museo nazionale etrusco di Tarquinia, la Necropoli dal 2004 è stata battezzata dall’Unesco ‘Patrimonio mondiale dell’umanità’. Terme, mare e lago, anzi laghi, di Vico e Bolsena. Il primo è di origine vulcanica, ha un’altitudine tra le più elevate ed è circondato dai Monti Cimini che si specchiano sulla sua superficie, in uno scambio tra acqua e terra che non è solo immaginario. Ricchissima l’avifauna acquatica, tanti i sentieri naturalistici e i panorami, con il lago che può essere ammirato lungo tutto il suo perimetro. Vulcanico anche il lago di Bolsena, ritenuto addirittura il più grande d’Europa di questa particolare formazione. S’insinua tra i Monti Volsini e l’unico suo emissario è il torrente Marta che sfocia nel Tirreno a due passi da Tarquinia, a dimostrazione che la Tuscia non lascia mai il suo legame d’acqua. E se tutta la zona è amata da storici, ambientalisti e amanti del benessere, non di meno è famosa tra i bambini. Perché? A Bomarzo c’è il Parco dei Mostri, area verde ornata di sculture che ritraggono personaggi mitologici, figure della narrativa, animali e ambienti fiabeschi. Dove sogno e realtà si fondono.

UN CONSIGLIO

Nella frazione di Bagnaia si trova Villa Lante, una delle più belle dimore del Cinquecento italiano. Il suo parco è decorato di fiori e fontane

BOLSENA

Quel lago letterario

La prima edizione del “festival letterario Lago di Bolsena” ideata e promossa dal Consorzio turistico Lago di Bolsena sotto la direzione artistica del vicepresidente Francesco Cozza Caposavi dà appuntamento oggi (25 luglio) a Fortunato Cerlino e al suo libro “Se vuoi vivere felice” edito da Einaudi. Storia di un bambino salvato dalla fantasia è come “L’altra faccia di Gomorra, la vita in luce che spunta inaspettata e nuova come un germoglio in mezzo all’asfalto”. Ma l’antica città dei Volsci, nell’alto Lazio è un centro ancora fortemente legato all’agricoltura e soprattutto alla pesca per la presenza dell’omonimo lago – il più grande d’Europa tra quelli di origine vulcanica – le cui acque hanno restituito un villaggio di palafitte di epoca preistorica.

CITTÀ NELLA ROCCIA

Antiche e fragili mura

Ci sono borghi, in Italia che sembrano scolpiti nella roccia. La Tuscia ne è patria incontrastata. A 35 chilometri da Roma, in provincia di Viterbo, Calcata conficca le sue case a mo’ di guglie e speroni sulla sommità di una rupe circolare in mezzo alle gole boscate del fiume Treja. Come fosse un’apparizione di tufo e roccia sopra il verde del paesaggio circostante, ha una doppia porta d’ingresso che introduce al nucleo urbano medievale, fatto rinascere da qualche decennio dagli artisti (pittori, musicisti, scultori, scrittori, architetti, designer, fotografi) che hanno scelto di viverci e ripopolarlo. Una sorte non toccata a Civita di Bagnoregio, altrimenti detta ‘La città che muore’. Luogo magico, surreale, fantastico, situato sulla vetta di un’altura di tufo e raggiungibile solo attraverso uno stretto ponte pedonale, vive il dramma dello spopolamento e dell’over tourism: 1 milione di visitatori l’anno a fronte di soli 11 abitanti stabili e un destino geomorfologi.