Tre ragazzi,  una montagna  e un cavallo
Tre ragazzi, una montagna e un cavallo

Alessandro, Carla e Sabrina sono nati nello stesso paese, Cagli, nell’entroterra della provincia di Pesaro, alle pendici del Monte Catria. A vent’anni se ne sono andati ritenendo che il loro territorio avesse poco da offrirgli: Alessandro Rossi era chef a Milano, Carla Minardi aveva un locale ad Urbino, Sabrina Piermaria era emigrata in Spagna sfruttando la sua laurea in lingue e letterature straniere. La maturità li ha riportati alle loro radici. Insieme hanno deciso di impegnarsi per valorizzare la montagna sulla quale sono cresciuti e, con essa, uno degli elementi più caratteristici, il cavallo del Catria. Così, la scorsa primavera hanno fondato l’associazione “Catria Horse - Trekking & Food” per fa conoscere le eccellenze di queste terre.

Alessandro, che cavalca da quando aveva 7 anni, è fiero di ciò che è successo sul monte in estate: “La nostra più grande gioia è stato vedere  il sorriso di chi, non solo non aveva mai montato un cavallo, ma in alcuni casi non lo aveva nemmeno mai visto dal vivo. Far vivere a centinaia di persone giornate stupende in sella ai nostri esemplari è stata una soddisfazione”. Il carattere docile della razza aiuta: “La sua carta vincente è la grande dedizione – spiega la guida dell’associazione cagliese -. è un cavallo per la vita: iper-fedele, trasmette sicurezza al cavaliere e anche se viene montato da persone inesperte non causa mai spiacevoli sorprese. Nonostante la taglia importante, è dolcissimo e può portare in sella anche i bambini”. Così persino chi ne aveva soggezione, ha potuto regalarsi momenti emozionanti, cavalcando nelle faggete che circondano il rifugio “Le Cotaline” (raggiungibile anche in cabinovia), il punto di partenza. Piccoli gruppi, non più di 6 persone: “Non abbiamo mai voluto correre rischi, questo è un lavoro che va fatto in sicurezza per aiutarci a raggiungere il nostro scopo: diffondere la cultura del cavallo e dell’entroterra marchigiano, con le sue tipicità e tradizioni”.

Parliamo di una razza autoctona, che nasce nel massiccio del Catria. E’ un cavallo dedito al lavoro in montagna, sia per le sue proprietà mentali che per la sua morfologia. Ma è adatto pure al turismo equestre: un nuovo sviluppo, perchè in queste zone era considerato anche un cavallo da carne: “Invece oggi gli allevatori si prodigano per nuove selezioni, con una linea meno pesante, per un esemplare che possa soddisfare l’ippo-turismo”. Ora la mandria si riposa al pascolo: quest’inverno nasceranno i nuovi puledri, in totale libertà, cibandosi di erbe nutrienti, respirando l’aria di montagna.

 

MONTE CATRIA

In sella sulla cima

La passeggiata più consigliata a cavallo, della durata di un paio d’ore, è in vetta al Monte Catria, dove si riescono a trovare sia la parte pianeggiante, e quindi panoramica, che le faggete: queste permettono sia al cavallo che al cavaliere di non patire troppo le temperature estive, la stagione più indicata per il turismo equestre. Partendo dal rifugio “Le Cotaline” si passa davanti alla chiesetta dedicata a San Pier Damiani, quindi si prosegue fino al Rifugio “La Vernosa”, il più vicino alla vetta (1.503 mt.). Oppure si può cavalcare sui prati di Pian dell’Ortica. Per i cavalieri più esperti si organizzano trekking di un’intera giornata.

 

IL CAVALLO DEL CATRIA

Una razza autoctona

Le prime notizie sul cavallo del Catria risalgono all’anno 1000: in documenti dell’epoca si attesta che a Fonte Avellana venivano allevati degli equini per essere venduti alle varie signorie locali. La razza, però, ha una storia genetica recente e sulle sue caratteristiche hanno avuto grande influenza l’impiego di stalloni di razza Maremmana prima e Frances Montagnes poi. Dal ‘98 si è deciso di utilizzare solo riproduttori  autoctoni. Il cavallo del Catria è sobrio, robusto e vive bene allo stato brado, adattandosi al pascolo montano. Ha un temperamento equilibrato, con un grado medio di nevrilità. Per il mantello, ammessi il baio, morello e sauro.

 

L’ITINERARIO

Per pedalare

Un favoloso giro ad anello, nella zona del Catria, per chi ama la bicicletta da corsa parte dal paese di Frontone, dominato dal suo bel castello. Passando per Serra Sant’Abbondio, Isola di Fossara (è consigliata, a questo punto, una tappa all’affascinante abbazia di Sitria, che si trova a meno di 3 km), Chiaserna (dove potrete comprare il pane più gustoso della provincia), Cantiano e Cagli, tornerete di nuovo Frontone dopo aver percorso 54 chilometri ammirando panorami eccezionali. Servono buone gambe per affrontare queste salite, ma la soddisfazione che proverete sarà impagabile.

 

TREKKING

In cammino ammirando il mare e i monti

È un classico il trekking che vi porterà sulla cima del Monte Catria, a 1.700 metri, dove svetta la Croce restaurata nel ‘63. La via più breve parte dalla Sella dell’Infilatoio, valico che divide le due vette del Catria e dell’Acuto. è facile riconoscerla: nei pressi si trovano due grossi piloni, ciò che resta di due pale eoliche dismesse. Si sale verso est, passando accanto al Rifugio della Vernosa. Attraversata una recinzione, s’imbocca l’ampio sentiero per la vetta (n.56).

Nelle giornate limpide lo sguardo abbraccia un panorama che va dal mare ai Monti Sibillini. Tempo di salita 1,15, dislivello 346 metri.