Come ti volti, è sempre vigna. Sì, magari qualche volta alternata a un bosco o a un’oliveta. O magari a colline di terra rossa come nelle Crete. Ma è dovunque vigna, in Toscana. E dovunque è anche borgo, perché proprio la somma dei “piccoli campanili” fa la storia della regione, ai borghi si lega la straordinaria vitalità di questa viticoltura che ha dato origine ad alcuni dei più grandi rossi italiani, noti e bevuti nel mondo intero. Ma questa volta, svicoleremo dai soliti noti, con una sola eccezione. Ci piace provare un viaggio nei borghi del vino di Toscana passando per strade un po’ meno battute. Anzi, partendo addirittura da una new entry, tuttavia già apprezzata tra i winelovers. New entry la zona, un po’ meno forse il vitigno, che qua comincia a contare tanti adepti, qualcuno anche storico. Parliamo del Casentino, del resto è l’anno di Dante e ci piace ricordare tappe sofferte della sua vita di esule, giusto il castello di Romena e quello di Porciano, nel Comune di Pratovecchio Stia, due borghi che hanno fuso le proprie esperienze amministrative ma non l’identità, senza dimenticare l’atmosfera mistica della bellissima pieve di San Pietro a Romena come pure la piazza di Stia, teatro di molte scene nel “Ciclone” di Pieraccioni. E giusto qua nasce dalla sete di Borgogna di Vincenzo Tommasi al Podere della Civettaja un elegante Pinot Nero prodotto con lieviti indigeni, fine e sfaccettato, sentori di frutti di bosco ed erbe balsamiche, fiori appassiti e liquirizia, sorso sottile ma ricco (42 euro).

Un bel salto a ovest, ed eccoci tra la Valdinievole e la Lucchesia. Montecarlo, così fu chiamato il borgo sul colle, sotto la possente Fortezza del Cerruglio che ancora la domina, in onore di un re alleato nel Trecento. Bel paesino con un teatro-gioiello settecentesco; si fa vino da 1200 anni, qua, e il Redi lo definì “vero oro potabile, che mandar suole in esilio ogni male irrimediabile”, tipico il bianco, cent’anni fa era detto “lo Chablis di Montecarlo”. La famiglia Fontana alla Fattoria del Buonamico ne fa riedizione con il Montecarlo doc Etichetta Bianca, blend di Trebbiano Toscano con Pinot bianco, Sauvignon, Malvasia e Sémillion: 14 euro per un bianco fresco e fruttato, agrumato e sapido in bell’equilibrio.

Al volo in un “tempio”, Panzano in Chianti, uno dei cuori del Gallo Nero, la “piccola Borgogna del Chianti” tutta biologica. Nella Conca d’Oro, ai piedi del borgo dominato dal castello dei Firidolfi da un lato e dalla splendida Pieve di San Leolino dall’altro, Giovanni Manetti continua a regalare al mondo il Flaccianello della Pieve, supertuscan (Sangiovese in purezza) che dal 1981 è cru di un solo vigneto: frutto rosso nel bouquet, elegante, robusto, armonico, 125 euro.

Puntiamo a sud. Val di Cornia. Suvereto fu il primo dei Borghi più belli d’Italia, pietra e verde nel giro delle mura, con lo stupendo chiostro di San Francesco e la Rocca Aldobrandesca, e non lontano la cantina archistar di Mario Botta a Petra. Giù sulle sabbie, Stefano Casadei produce cinque vini tra cui il Filare 18, Cabernet Franc in purezza da viticoltura bio integrale, caldo e avvolgente tra frutta e spezie, mineralità e freschezza su tannini armonici, 40 euro. Ancora più a sud, nel cuore dell’Area del Tufo, ecco Sovana, gioiello etrusco e poi medievale e rinascimentale, una piazzetta che mozza il fiato. Dietro lo sperone di tufo ecco la Fattoria Aldobrandesca del gruppo Antinori il cui Aleatico Superiore costa 18 euro il mezzo litro.