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Sui sentieri della fede

Assisi, Perugia e Orvieto: l’Umbria religiosa e intima. Il segno di San Francesco nei luoghi più spirituali

Andare ad Assisi è sempre un viaggio nell’armonia, un percorso dell’anima tra le antiche pietre, un misticismo riflesso su luoghi simbolo noti nel mondo. La basilica di San Francesco è uno sperone che chiude il Subasio, un messale dell’arte, un museo della fede trascritto da Cimabue e da Giotto, da Pietro Lorenzetti e da Simone Martini tra gli altri, da Frate Elia architetto. Molti sono i ricordi del Poverello: la Chiesa Nuova, già casa paterna, il duomo di San Rufino dove venne battezzato, Santa Chiara con il Crocifisso che parlò a Francesco nel convento di san Damiano. Senza dimenticare Santa Chiara. E poi l’Eremo delle Carceri (che significa luogo appartato, di meditazione e preghiera) nel cuore di un bosco secolare. Vicino un leccio venerando proprio dello stesso tempo dei seguaci del santo. Che nella valle, a Rivotorto, allestì il Sacro Tugurio per sé e i fratelli. E ancora Santa Maria degli Angeli con la Porziuncola, uno dei suoi luoghi prediletti.

Tutta l’Umbria è un atto di religione intima e visibile. A Perugia la cattedrale sorge su un tessuto etrusco, romano e medievale; il convento di Monteripido è ammantato di silenzio e di bellezze. Del resto Francesco molto ha camminato e le sue tracce sono un po’ ovunque. Però arrivando a Gubbio la basilica di Sant’Ubaldo alta sul monte Ingino ricorda le antichissime feste dei Ceri che qui si concludono con un tripudio di popolo e l’abbazia di Vallingegno, fondata nel VII secolo, rammenta il martirio di un giovane cavaliere convertito al cristianesimo. La facciata più bella è quella del Duomo di Orvieto, capolavoro gotico nato per dare collocazione al Corporale del miracolo di Bolsena. La Cappella di san Brizio è fondamentale per gli affreschi di Luca Signorelli, potenti e terribili, anticipazione del Michelangelo della Sistina.

MONTEGIOVE

Scarzuola metafora della vita

Tra gli itinerari più inediti e singolari da affrontare in Umbria, la palma dell’originalità va senza dubbio a “La Scarzuola“, a Montegiove, nel Comune di Montegabbione: è la città-ideale che l’architetto milanese Tomaso Buzzi, fece costruire dalla metà degli anni ’60 e ora passata al nipote Marco Solari, anfitrione-custode. Quello che si presenta al visitatore è un gioco di prospettive, illusioni e meraviglie. La Scarzuola è formata da costruzioni raggruppate in sette scene teatrali, metafora della vita di ognuno, e visitarla rappresenta un viaggio dell’anima e della spiritualità. Ci sono labirinti, laghetti, scale a chiocciola, piramidi, pezzi di Partenone, torri di Babele, anfiteatri, terrazzamenti e templi. Informazioni    e visite su www.lascarzuola.it