Se la chitarra fa cantare la pasta all’uovo

I maccheroni mettono d’accordo tutte le province della regione. Viaggio nel meglio dei formati che la trafilatura al bronzo può regalare alle tavole abruzzesi

La trafilatura al bronzo è una delle prerogative irrinunciabili della pasta artigianale abruzzese che viene declinata in varie e gustose forme. La più diffusa è quella ottenuta con la chitarra, antico strumento da cui ricavare il formato di pasta che mette d’accordo tutte le province della regione: i maccheroni alla chitarra, ovvero uno dei simboli dell’Abruzzo a tavola. Si tratta di un tipo di pasta diffuso sia nelle case che nei ristoranti della costa e dell’entroterra di una regione estremamente varia ma che la pasta contribuisce a uniformare. Per la civiltà contadina abruzzese con la parola maccheroni si intendeva una pasta dal formato lungo che si faceva in casa o che si poteva acquistare nelle botteghe locali. Particolarmente diffuse nei casolari, era un tipo di pasta semplice da realizzare con l’ausilio, appunto, della chitarra, strumento rudimentale che serviva a dare un taglio spesso irregolare, e per questo di sicura presa con il sugo, alla stessa pasta. Ma cos’ è in definitiva la chitarra? Una sorta di telaio da cucina, realizzato in legno dagli artigiani locali, che richiama per la forma lo strumento musicale ma che in questo caso fa… cantare la pasta se adoperato in cucina per tagliare la sfoglia.

La ricetta dei maccheroni alla chitarra è facile da realizzare. Si fa un impasto con acqua, farina e il quantitativo di uova proporzionato al resto. Quindi si amalgama il tutto e si tirano sfoglie che possono avere un diametro dai quindici ai venticinque centimetri. Poi si passa un po’ di farina sulle sfoglie che si ‘stirano’ con l’aiuto di un mattarello sulla corte del carratore, con una certa energia per ricavare i maccheroncini. Se amate una pasta asciutta e ancora più tonica, potete lasciarla riposare ulteriormente, spolverandola ancora di farina: basteranno quindici minuti perché sia pronta per essere cotta in acqua bollente il tempo necessario.

Come abbinare i maccheroni alla chitarra abruzzesi? Se siete sulla costa con un buon sugo di crostacei e pesce fresco che avrete fatto cuocere con pomodorino e scalogno. Se siete invece nell’entroterra potete provare la versione campagnola, quella che preparavano i contadini con il ragù: carne di manzo e di maiale tagliata a coltello e lasciata cuocere per qualche ora nella passata di pomodoro oppure, in estate, con fette di pomodoro fresco. Nella zona di Teramo i maccheroni alla chitarra vengono abbinati alle pallottine di carne. Ma c’è anche la variante vegetariane: sugo di melanzane, zucchine e pomodori, che avrete fatto appassire in un po’ di vino bianco e passata di pomodoro, con spolverata di pecorino abruzzese stagionato che dà ancora più sostanza alla chitarra.

 

 

PESCARA

La casa natale di Gabriele D’Annunzio

Nel corso principale di Pescara c’è la casa natale di Gabriele d’Annunzio. Fu Mussolini a dichiararla monumento nazionale nel 1927, su indicazione dello stesso D’Annunzio che voleva così porla alla tutela dello stato. Il poeta vi nacque il 12 marzo 1863 trascorrendoci l’infanzia. Dentro vi si ritrova un po’ di storia della sua vita legata anche ad oggetti quali i mobili e i dipinti d’epoca che lo stesso D’Annunzio visse da bambino. Nei pannelli delle stanze, alcuni brani tratti dal Notturno in cui il Vate ci riporta all’atmosfera dell’epoca trasmettendoci tutto l’affetto che egli stesso ha respirato in questi ambienti. Nel guardaroba c’è ancora il cappotto rosso indossato nelle battute di caccia. In altre stanze, preziose edizioni delle sue opere, quindi i calchi del viso e della mano realizzati sulla sua salma appena dopo la morte, la notte del 1° marzo 1938, dall’amico scultore Arrigo Minerbi.

 

 

TERAMO

Il duomo le chiese e le piazze del centro

Teramo, oltre ai maccheroni alla chitarra, ha anche un grande patrimonio culturale legato soprattutto alle sue chiese. Tra quelle meritevoli di una visita, la cattedrale di Santa Maria Assunta, edificata nel XII secolo e formata dall’unione armoniosa di due stili architettonici diversi fra loro: la parte inferiore della chiesa è caratterizzata infatti dallo stile romanico, mentre è di impronta chiaramente gotica la parte superiore. Dentro al duomo c’è il celebre paliotto d’argento dorato firmato da Nicola da Guardiagrele, conosciuto come l’Antependium di Teramo, che racconta la storia della vita di Cristo attraverso trentacinque formelle colorate. Suggestiva la torre della chiesa alta cinquanta metri accanto alla basilica. Il duomo si affaccia sulla Piazza Martiri della Libertà, bellissimo esempio di foro cittadino.