Carloforte e l’isola dei tesori

Carloforte, isola di San Pietro: un angolo di Liguria in Sardegna. Il dialetto tabarchino rivela le origini genovesi dei suoi abitanti. Spiagge mozzafiato e un mare cristallino rendono l'isola un vero paradiso.

di PAOLO PELLEGRINI -
2 giugno 2024
Tipiche case carlofortine

Tipiche case carlofortine

Non vi spaventate se, parlando con gli abitanti o con i negozianti – bar, ristoranti, gastronomie, ma anche splendide vetrine di artigianato locale – vi risponderanno in… ligure. Vi farà sobbalzare, vi farà chiedere se per caso avete sbagliato traghetto, partendo da Porto Vesme sulla costa sulcitana della Sardegna, o dall’incantevole Calasetta sull’isola di Sant’Antioco.

No problems, è proprio ligure, e siamo a Carloforte, isola di San Pietro, la seconda per estensione delle isole sulcitane. Un piccolo paradiso di cinquanta chilometri quadrati, con spiagge e coste da brividi, e poi ci organizziamo per un breve tour. Ma prima lasciatevi spiegare perché questa gente, dolce e deliziosa, parla ligure. In realtà è un dialetto ligure un pizzichino imbastardito, tant’è che ha un nome suo proprio. Si chiama ’tabarchino’, e appunto già il nome racconta e spiega. La parola viene da Tabarka, che è un’isola al largo delle coste della Tunisia. Dove, un tot di secoli fa, era sbarcato un bel manipolo di pescatori provenienti da Pegli, borgo del ponente di Genova. Dopo circa duecento anni, costoro chiesero a Carlo Emanuele III, duca di Savoia ma per l’appunto anche re di Sardegna, di poter colonizzare la allora disabitata ’Isola degli Sparvieri’, di fenicia e punica memoria, come raccontano tempio e necropoli.

Fu così che nacque Carloforte (se pensate al re, vi riesce anche facile capire perché l’abbian chiamato così). Che tuttora è l’unico centro abitato dell’isola, che non è grande perché tutto il comune, cioè l’isola, fa meno di seimila abitanti, ma ha tante attrazioni. Intanto la grazia linda e fascinosa dell’abitato, tra il bel lungomare e i vicoli dell’interno: non per nulla ’u pàize’ (il paese, in tabarchino) fa parte del club dei Borghi più Belli d’Italia, con le sue case colorate in giallo e azzurro e le ’baracche tabarchine’ dei dintorni simili ai dammusi di Pantelleria, poi ’u Palassiu’, il Palazzo che oggi è cinema e teatro, la chiesa della Madonna dello Schiavo con l’omonima veneratissima statua lignea, la strada che porta all’ex fortino di Spalmareddu convertito in museo della storia locale.

Ma naturalmente il pezzo forte è il mare. Limpido, cristallino, suggestioni da incanti abbacinanti. Le spiagge, varie e bellissime, grandi e piccole. Di suggestioni spettacolari o di calma olimpica, almeno una dozzina, qualcuna facilmente raggiungibile in scooter o in bicicletta, altre incastonate in spettacolari falesie: per tutte la piscina naturale della Conca, o la Grotta della Mezzaluna in mezzo a muraglie di roccia a strapiombo di 40 metri, ci si arriva solo via mare come all’altra grotta di Punta delle Oche o a Capo Sandalo, con il faro ottocentesco. C’è da scegliere, da nord a sud, tra Cala Vinagra e la Bobba così scenografica, e poi Cala Lunga, la Spiaggia del Giungo, Cala Fico, La Caletta, Punta Nera, la Spiaggia del Lucchese. Piccina, l’Isola di San Pietro.

Ma di sicuro non ti stanca, e se ami gli animali, tra i fenicotteri rosa e le avocette delle Saline il cuore si scioglie.