Sardegna
Sardegna

Giuseppe Dessì, uno dei maggiori letterati sardi del XX secolo, scrivendo della sua terra, nota che i Greci, i primi a circumnavigare l’isola, da abili cartografi quali erano, scoprirono che assomiglia all’impronta di un piede. Da cui l’antica denominazione di Ichnusa, impronta. Quel dio che lasciò traccia di sé proseguì il cammino però senza voltarsi, attratto solo dal fruscio delle foreste che stavano nascendo sul lembo di terra calpestato. Pur essendo su di un’isola, gli uomini che l’abitarono, e l’abitano oggi, non amano il mare, che nei secoli fu facile varco di invasione e imprevedibile principio di accidenti e disgrazie. Lungo le coste di tutta la Sardegna si erge così un anello di torri, costruite per scampare ai pericoli delle aggressioni e della intemperanza del mare. Di conseguenza la gastronomia, quando svincolata dall’oleografia del turismo di massa, rimane perlopiù ancorata a riti e tradizioni terricole, assecondando le propensioni della società. Regola che vale anche per la popolazione di Carloforte, un’isola nell’isola, gemmata da una migrazione ligure-tunisina, incline a solcare le onde. Così la Sardegna possiede secolari orgogli e difese che hanno permesso la trasmissione di un habitat unico nel Mediterraneo. La modernità, graziaddio, lungi dallo scalfire, alimenta la difesa e l’affermazione di una cultura atavica, anche sul piano dei nomi, degli emozionanti prodotti ancestrali dell’artigianato, dell’agricoltura.