Alberto Conte
Alberto Conte

In aereo, sul treno ad alta velocità o in auto sempre con il piede sull’acceleratore: non precipitare il tuo viaggio, canta il poeta Costantino Kavafis in Itaca i cui versi suggeriscono che «ti sia lunga la via/e colma di vicende e conoscenze». Il turismo lento a piedi o in bicicletta è questo, è respirare e vivere autenticamente il viaggio. È così, dice Alberto Conte, presidente di Movimento Lento, associazione il cui nome già spiega tutto.


’Camminatore’ Alberto, la lentezza porta lontano?
«Porta ovunque perché il turista lento ha occhi diversi. Il turismo di massa considera il viaggio una seccatura da esaurire nel minor tempo possibile; il turismo slow, invece, mette al centro proprio lo spostamento».


Siamo usciti da due mesi di tempo sospeso e mai come quest’anno la vacanza fatta di passi è in sintonia con i ritmi rallentati.
«La nostra anima è ferita, c’è il desiderio di un contatto diverso con sé, con gli altri, con la natura».


Il primo passo?
«Il tre marzo, appena è stato chiaro che il turismo si sarebbe bloccato, abbiamo lanciato l’iniziativa #IoCamminoInItalia che immediatamente è diventata una campagna corale cui partecipano tutte le principali realtà del cammino. E ora stiamo lavorando con il ministero della Cultura. È come un comitato di salvezza nazionale del cammino» (sorride).


Il camminatore alla prima esperienza come sceglie tra le tante vie che raccontano l’Italia?
«#IoCamminoInItalia riporta una tabella, in continuo aggiornamento, con 66 cammini già censiti, la lunghezza, lo stato della segnaletica, la ricettività e l’operatore cui si può fare eventualmente riferimento perché non tutti i cammini sono per chiunque, quello di Assisi per esempio ti ammazza di fatica».


Capitolo ricettività. 
«Molte strutture hanno camera e bagno privato, quindi non ci sono problemi con le disposizioni sanitarie. Temo, però, che sui cammini più lunghi, come la via Francigena, per gli ostelli con camerate sarà più problematico gestire la disinfezione». 


Prenotazione obbligatoria, quindi?
«In Italia si cammina sempre prenotando. Io, per esempio, l’anno scorso ho lanciato il Cammino di Oropa, santuario sopra Biella, lungo il quale le strutture sono già pronte proprio perché hanno più camere con bagno. Ma sempre prenotando».


Il Cammino a tappe appare un po’ più complesso quest’anno.
«Il cammino lineare è quello classico, epico. Ora si potrebbe invece puntare sul cammino ad anello, si sceglie di essere stanziali in un bel posto come la campagna marchigiana, e poi ogni giorno si esplorano i dintorni lungo i cammini. È l’approccio ideale per non fare da zero a cento in cinque secondi». 


Lei è un ingegnere che ha deciso di inseguire una passione. Il suo viaggio di vita da quale cammino è iniziato?
«Dalla via Francigena, è stato amore a prima vista».


Amore anche per Santiago?
«Quello l’ho fatto diverse volte, è come un master universitario».


Durante il lockdown che forma ha preso il suo movimento lento?
«Ho camminato per due mesi lungo sessantasei metri».