Ravenna vive nelle vestigia del suo passato

I monumenti paleocristiani che richiamano visitatori da tutto il mondo, ma c’è molto di più

Arte, cultura, storia, natura, gastronomia: questi sono i principali punti di forza che rendono Ravenna ‘patrimonio di tutti’. Certo, a chi la osserva dall’esterno, il pensiero va subito ai monumenti paleocristiani di cui è ricca, patrimonio dell’umanità Unesco che richiamano appassionati d’arte da tutto il mondo. In passato base della flotta imperiale romana, come ben documentato dal museo Classis, Ravenna è stata capitale dell’Impero Romano d’Occidente e del regno degli Ostrogoti.

Le vestigia del passato hanno lasciato tracce indelebili nella città sotto forma di opere d’arte, edifici pubblici e monumenti. Così, ha la fortuna di raccogliere nello ‘scrigno’ del centro storico il battistero degli Ariani, testimonianza unica della religione dei barbari e del loro breve dominio in Italia, il battistero Neoniano con l’incredibile cupola in mosaico con scene ritraenti la vita di Cristo, la basilica di Sant’Apollinare Nuovo che ospita il più grande ciclo di mosaici al mondo, il mausoleo di Teodorico con la sorprendente cupola a forma decagonale, la basilica di San Vitale che stupisce con il suo basamento centrale a pianta ottagonale coperta da una cupola decorata, il mausoleo di Galla Placidia che conserva i mosaici più antichi, e la Cappella Arcivescovile o di Sant’Andrea l’unica cappella paleocristiana conservata integralmente nel corso degli anni. E non finisce qui, perché Ravenna è la città che custodisce la tomba di Dante, all’interno della ‘zona del silenzio’ che include anche il nuovo Museo Dantesco, con al vicina Casa Dante in fase di allestimento. Nell’anno in cui si celebra il settimo centenario della morte del Sommo Poeta, alquanto ricco è il calendario di eventi che proseguirà anche il prossimo anno. Da segnalare anche che, proprio a Ravenna, arriva il treno di Dante, una vecchia locomotiva a vapore che ripercorre i luoghi della sua produzione letteraria con partenza da Firenze. «Ravenna è un vero e proprio ‘museo a cielo aperto’ – afferma l’assessore comunale al Turismo Giacomo Costantini –. Non a caso, Arnaldo Momigliano scrisse oltre mezzo secolo fa: «Quando voglio capire la storia d’Italia, prendo un treno e vado a Ravenna». La nostra è una città che conserva non solo tracce delle dominazioni straniere che si sono succedute nell’antichità, ma anche quelle più recenti legate al Risorgimento come testimonieranno i musei Byron e del Risorgimento nella storica cornice del restaurato palazzo Guiccioli».

Per chi ama la natura, Ravenna è l’ideale punto di partenza di percorsi a piedi o in bici in mezzo a dune, lagune, piallasse, pinete e fiumi. «Al Parco del Delta del Po – prosegue Costantini –, si aggiungerà presto il Parco Marittimo, progetto destinato a trasformare l’aspetto delle spiagge dei nove lidi ravennati. Un cenno merita poi l’enogastronomia con pregiati prodotti di mare, terra e valle, quali il cefalo, la salicornia e gli stridoli, sempre più valorizzati dai chef locali».

 

VIGNOLA

Nella rocca si torna al Medioevo

Sulle rive del Panaro, si staglia maestoso. Osservandolo sembra di essere proiettati all’istante nel Medioevo. Siamo a Vignola e il castello fa parte dello skyline del luogo. Oltre che della storia di questo borgo rurale. Dalla posa della prima pietra (la tradizione narra che la rocca sia stata iniziata nel VII secolo dopo Cristo) fino al periodo bellico della Seconda Guerra Mondiale quando, nel 1945, il castello si trasformò in prigione prima per i partigiani e poi per i gerarchi fascisti. Oltre mille anni di storia passano da qui e oggi questa storia è possibile rivivere attraverso le visite guidate ma anche una serie di iniziative, rievocazioni ed eventi che la Fondazione propone in questo luogo magico. Per informazioni si può cliccare su www.fondazionedivignola.it

 

PARMA

Sapori, architettura e cultura Il meglio dell’Italia è tutto qui

Il Teatro Farnese e la Galleria Nazionale con le opere dei grandi della pittura. Ma anche il duomo, il cromatico e marmoreo battistero dalla forma ottagonale. Ma Parma – il cui cuore antico è tutto da vivere e non può essere liquidato in una visita di qualche ora – si mette in evidenza sul palcoscenico globale come ‘Città Creativa della Gastronomia’, sede dell’Autorità Europea per la sicurezza alimentare, della Scuola di cucina internazionale Alma e del sistema dei Musei del Cibo. La capitale italiana della cultura 2020+21 è, invece, in ogni momento la capitale globale del gusto e come tale deve essere vissuta. Tra le incredibili esperienze e viaggi nei sapori locali, una tappa obbligata è quella legata ai salumi, dal prosciutto crudo Dop (una puntata nella vicina Langhirano può essere indicata), al culatello, al salame Felino che dall’omonimo paese in periferia prende il nome. E poi c’è sua maestà il Parmigiano prodotto simbolo dell’italico gusto. Il consorzio (www.parmigianoreggiano.com) propone delle ‘experience’ nei caseifici: un tour nella storia di questa meraviglia del palato.

 

PIACENZA

‘Terra di passo’ e di… sosta

Nella ‘terra di passo’, come scrive Leonardo da Vinci nel suo ‘Codice Atlantico’ almeno una volta nella vita bisogna transitare. E, magari, fermarsi. Fuori dai flussi turistici, Piacenza merita assolutamente una sosta. A piedi il punto d’incontro è la maestosa piazza Cavalli con le due statue in bronzo di Alessandro Farnese e suo figlio Ranuccio a dominare la scena di fronte a uno dei palazzi gotici più belli d’Italia. E poi c’è il duomo con il suo alto campanile e la cupola del Guercino dove si può salire così come acquistare un biglietto cumulativo che include anche il museo Kronos. In pausa pranzo merita senza dubbio un assaggio dei tre salumi principi: coppa, salame e pancetta. Per riprendere la visita con gusto!

 

REGGIO EMILIA

Benvenuti nella città del tricolore

Come ogni altra città dell’Emilia Romagna e, verrebbe da dire, dell’italico Stivale, anche Reggio nell’Emilia è luogo contraddistinto da un desco fatto di prodotti di eccellenza assoluta. Il Parmigiano Reggiano naturalmente, ma anche l’erbazzone una gustosa torta salata a base di spinaci, bietola, ricotta e cipolle. Ma Reggio è anche città d’arte e, oltre i confini regionali, anche città del tricolore ed è anche per questo custodisce un museo che narra le vicende del nostro vessillo nazionale. Una struttura – che fa parte della rete museale civica – nata nel 1966 da un’idea dello storico Ugo Bellocchi. Oggi il museo racconta gli anni cruciali e le vicende politiche che hanno determinato la nascita a Reggio Emilia della bandiera italiana e, in un secondo percorso espositivo (inaugurato nel 2006), i moti del 1820 e 1821 fino all’unità d’Italia e al tricolore simbolo della nazione fino ai giorni nostri.