Piana Rotaliana. Il giardino dorato

In viaggio nel regno del Teroldego il principe del Vigneto Trentino

Si trova in Trentino “il più bel giardino vitato d’Europa”. La Piana Rotaliana. Definizione degna della penna di uno scrittore, di un giornalista, di un grande critico enogastronomico, o magari di un blogger o un di influencer di viaggi. No, questa autentica dichiarazione d’amore risale ai primi del Novecento. E a pronunciarla fu un nome che i ricordi di scuola ci fanno legare a ben altro: era di Cesare Battisti, che fu geografo e giornalista oltre che irredentista in lotta per l’annessione della sua terra all’amata Italia.

In Trentino il verde è dappertutto, si sa, ma quando si attraversa la Piana Rotaliana salendo da Trento in direzione nord, il mare di viti che si apre allo sguardo lascia stupiti anche i viaggiatori più avvezzi ai migliori panorami vitati d’Europa. Oltre 400 ettari di vigneto: è il regno del Teroldego Rotaliano, il principe del Vigneto Trentino. Menzionato in numerosi atti notarili, il Teroldego è accreditato come il più blasonato tra gli autoctoni a bacca rossa del Trentino: l’avrebbero chiamato “oro del Tirolo”, da “Tiroler Gold”, il che potrebbe svelare l’etimologia del curioso nome.

Il vitigno, da studi sul dna, risulta imparentato con altre uve della zona come il Lagrein e il “fratello di nobiltà” Marzemino, e addirittura con il Syrah. In ogni caso, da secoli regala un vino dalla forte personalità: rosso intenso, complesso e accattivante nel suo bouquet di piccoli frutti e spezie al naso, corposo ma fresco al palato, spesso ideale per essere invecchiato in bottiglia. I tre borghi di Mezzolombardo, Mezzocorona e San Michele all’Adige sono i suoi comuni di residenza: la nobiltà si respira nelle architetture degli edifici storici e dei castelli come Königsberg, Firmian, Della Torre San Gottardo e nei sontuosi palazzo Firmian e palazzo Martini. Paesi operosi e ricchi fascino: cantine, gastronomie, ristorantini, negozi, botteghe e caffè dove sostare per l’amato aperitivo della sera.

Libretto delle degustazioni alla mano e tanta voglia di cose buone: che sia in macchina, in treno o in bicicletta, programmare un giro nelle cantine del Principe Teroldego è assai facile. Meglio da primavera a fine autunno, quando i vigneti esplodono di colori.

 

Marco Donati e Dorigati: quanta storia

Molte le cantine fondate nell’Ottocento e gestite ancora dalla stessa famiglia. A Mezzocorona c’è Dorigati del 1858, con i suoi ben noti Teroldego e un raro esempio di cantina incastonata nel cuore del paese. www.dorigati.it. A poca distanza, il signorile palazzo dei Conti Spaur dal 1863 è sede di una delle più antiche cantine trentine, l’azienda Marco Donati, con un Teroldego da vigne di 90 anni. (www.cantinadonatimarco.it)

 

Nella Cittadella del Vino

Un giro per i templi del Teroldego si può iniziare dalla Cittadella del Vino della Cantina Mezzacorona, cooperativa modello che dal 1904 produce vini profumati ed eleganti, autentici e virtuosi, ed esporta il Teroldego fuori dai confini italiani. Visitatori e winelover da tutto il mondo restano stregati dalla scenografica struttura. (www.mezzacorona.it)

 

Nella vinoteca degli Endrici

Atmosfera d’antan irrinunciabile, quella che vale una visita della cantina Endrizzi a San Michele all’Adige, simbolo dell’ospitalità in Piana Rotaliana. Nell’ottocentesca e fascinosa Vinoteca della famiglia Endrici, oggi alla quarta generazione, si degustano i loro amati Teroldego e si visita il vigneto Masetto (il nome della località in cui l’azienda ha sede) che la circonda. (www.endrizzi.it)

 

I racconti in vigna di Redondel

Mondo multiforme quello del Teroldego, tra grandi cooperative e piccole aziende come Rédondel a Mezzolombardo Paolo Zanini gestisce con passione viscerale i suoi pochi ettari a conduzione biologica e conquista con il suo racconto di vigna. www.redondel.it . Da non perdere poi la Cantina Rotaliana, la “cooperativa del Teroldego”, dal 1931 è portabandiera del vitigno nel mondo. (www.cantinarotaliana.it)