Note, colori e sapori  della provincia bella
Note, colori e sapori della provincia bella

Piccoli grandi tesori nascosti in un territorio da vedere e da gustare. La provincia di Pesaro-Urbino è un giacimento di emozioni da scoprire, a volte sconosciuta al grande pubblico. Dici, ad esempio, mosaici e ti vengono in mente quelli di Ravenna. Ma non tutti sanno che il Duomo di Pesaro ne ospita di non meno preziosi. Quando, ad esempio, il grande Federico Zeri li visitò, li descrisse «tra le meraviglie mai viste». Storie su cui camminare. Storie da ascoltare e qui la scoperta si fa più semplice. Perché Rossini a Pesaro è dappertutto e adesso anche nel nuovo museo interattivo a palazzo Montani Antaldi, vicino al Conservatorio, a lui dedicato. E cascano ancora, sulla città le note di Pavarotti, cadono dall’alto del parco San Bartolo che è il colle del tenore e dove potete perdervi (ma ritrovarsi è facilissimo) nei sentieri che buttano giù verso la Vallugola, verso il porticciolo di Valentino Rossi. Nel mezzo ci sono un paio di soste dove mangiare il mare stando (a picco) sul mare: il ristorante Gibas, con il suo fritto di paranza e la zuppetta di mazzancolle, seppiolini, lime, zenzero e lemongrass. E poi la Taverna del pescatore con le grigliate, i cannelli gratinati e i passatelli al sugo pescatora che la signora Marcella Baldelli a 84 anni tira a mano ogni giorno.

Si può arrivare a Fano in due modi alternativi: a piedi, lungo la spiaggia, o in bicicletta, lungo i dodici chilometri di pista che collega le due città lungo la costa. Spettacolare, anzi, trionfale, visto che la pista sbuca a poca distanza dall’arco di Augusto, tra le mura e il teatro di epoca romana e un centro storico in miniatura, dove concedervi anche una pausa vera alla osteria La Peppa che in questo periodo propone il menù della trebbiatura a base di oca: cremosi crostini con crema contadina, gnocchi al ragù di oca e arrosto con la sua crosta profumata. Piatti di altri tempi. Non fermatevi alla costa perché l’entroterra è una sorpresa. Un esempio? La chiesa di Sant’Egidio a Sant’Angelo in Lizzola ospita una collezione unica di dipinti del Venanzi, primo pittore di corte dei Farnese di Parma. Questo luogo ben presto diventerà museo aperto per l’accordo tra la famiglia Cacciaguerra Perticari e il comune di Vallefoglia. La chiesa ospita anche un prezioso crocefisso ligneo dell’intagliatore veneto Francesco Pianta, nonché il fortepiano di Rossini che qui, alla corte dei Perticari, era di casa.

Di Urbino apprezzerete l’intreccio di vie rinascimentali, la casa di Raffaello e i paesaggi di Piero della Francesca, oltre i quali spingervi. Fino a Casteldurante, oggi Urbania, con il suo suo splendido Barco ducale. Qui Michelangelo Buonarroti aveva poderi da qui si faceva spedire a Roma, mentre affrescava la cappella Sistina, squisiti formaggi che gli portava il sensale Francesco Amatori, detto l’Urbino. È nata così la casciotta d’Urbino, formaggio da latte ovino e vaccino oggi a denominazione di origine controllata. In queste valli, e in direzione della vicina Romagna, vengono prodotti anche i formaggi di fossa poi etichettati con la denominazione di origine protetta Sogliano. Sono formaggi stagionati che fermentano, sapidi, con leggera vena piccante, da accompagnare anche a confetture. La terza dop della provincia è quella del prosciutto Carpegna, località che si trova vicina a San Sisto: un piccolo borgo sede della fiera regionale del fungo da 51 anni e dove si coltivano ceci e lenticchie in purezza di eccellente qualità. La provincia si snoda tra pievi e castelli, fino ad Acqualagna, capitale del tartufo tutto l’anno con il museo ad esso dedicato, e fino al monastero di Fonte Avellana citato da dante nella Divina commedia e fondato da San Pier Damiani, con lo straordinario scriptorium, la biblioteca, la chiesa medioevale, i silenzi.