Non solo mare. Dalle isole alla costa e verso le colline
Non solo mare. Dalle isole alla costa e verso le colline

Sette perle, perse da una collana. Omero di sicuro questa non la sapeva, Botticelli invece sì, ecco perché la sua Venere sboccia d’incanto dalla spuma del Tirreno. E nel riallacciare la collana avuta in dono da Paride lascia cadere sette perle. Finiscono in mare, diventano Elba, Pianosa, Gorgona, Capraia, Giglio, Giannutri e infine Montecristo, impregnata di un mistero arcano tale da ispirare la Montagna del Purgatorio a Dante e l’intrigante favola del tesoro a Dumas.


Sono le gemme più pregiate di una striscia che ha pochi paragoni. E non per nulla è gettonatissima da un turismo di vari livelli e varie ambizioni. La Costa Toscana. Che, compreso il perimetro delle isole, corre per seicento chilometri fra lunghi tratti sabbiosi e belle scogliere (Calafuria immortalata da Risi nel “Sorpasso”), e s’impreziosisce anche di significati naturali come il Santuario dei Cetacei, e poi di storia e di cultura – Talamone e Garibaldi o lo Stato dei Presidi all’Argentario, e Pisa repubblica marinara, e la Versilia con i suoi cenacoli di poeti pensatori scrittori – come di leggende e racconti. C’è il mito che vuole l’apostolo Pietro sbarcato dove ancora Pisa non c’era, lo ricorda una bellissima basilica in tufo e pietra; c’è la Livorno crocicchio delle genti, romanzata dal bellissimo affresco di Oriana Fallaci nel “Cappello pieno di ciliege”. E così scopri un binario parallelo che si affianca alla lingua del litorale. Non solo mare ma anche un entroterra zeppo di cose da vedere, da fare, da gustare.
Non basterebbe una Treccani intera, a raccontarle tutte. Perché si parte da Massa, e ci sono su

bito le Apuane, la linea aspra e frastagliata che digrada fino ad ammorbidirsi in poco più di una collina, e intanto è Versilia, e c’è una costellazione di pievi romaniche, e c’è la Piccola Atene di Pietrasanta, e Camaiore con la memoria dolorosa di Sant’Anna di Stazzema da una parte e la strana lingua degli anziani di Gombitelli dall’altra, e più giù siamo già a Torre del Lago, e l’anima di Giacomo Puccini nel Gran Teatro all’aperto e il coro muto della “Butterfly” che ti accarezza i neuroni, e tutti i luoghi cari al Maestro: Pescaglia e il teatrino di Vetriano caro al Fai, e la splendida Lucca chiusa dalle Mura. Lago di Massaciuccoli, è parco con la pineta di San Rossore e i pinoli più buoni del mondo, e lì dietro all’ombra dei Monti Pisani la maestà della Certosa di Calci, e l’inconfondibile skyline con la Torre Pendente. Livorno, e sul poggio il Santuario di Montenero, e le memorie della “perla” Castiglioncello culla dei Macchiaioli e poi buen retiro del cinema della Dolce Vita tra Sordi, Panelli, Zeffirelli, Castellani, Trovajoli, Mastroianni, Monicelli…


Il binario corre, e come allora incrocia gli inossidabili “cipressetti” carducciani, e c’è ancora Bolgheri ma in più ha una gran distesa di vigne famose nel mondo (Sassicaia, Ornellaia e via dicendo) e i paesi che si rincorrono verso la Maremma, occhio allo splendido Golfo di Baratti, e giù oltre Piombino verso Grosseto, ecco Punta Ala e Castiglione della Pescaia, e là dietro Tirli e Vetulonia e le vestigia etrusche, e ancora a correre lungo spiagge vellutate interrotte dallo sperone dell’Argentario con le sue chicche, Porto Santo Stefano e Porto Ercole, e alle spalle poi Capalbio… ed è Lazio, e hai fatto il pieno di un mondo di incanti.