Millenni fa, Orvieto è solo un’isola fra le onde del Tirreno? Forse. E, a suo modo, lo è ancora. L’isola regge la città e domina la verde vallata del Paglia. Tra i fari più luminosi di quel panorama di luci che è l’Umbria, Orvieto gode di una singolare ubicazione, che al di là del suo patrimonio di storia e di arte la rende non solo unica, ma fortemente suggestiva. A partire dallo splendido Duomo e dal pozzo di San Patrizio, entrambi universalmente noti.

E il vino? Ha una storia lunghissima e grazie all’amalgama di antiche culture, a partire da quella etrusca, ha preso vita la moderna Orvieto del vino, con una produzione enologica che abbinata agli altri prodotti agroalimentari regionali fa sì che il “cesto enogastronomico” umbro sia fra i più apprezzati in Italia. L’Orvieto nasce in una terrà antica, coltivata con sapienza e passione. Si sviluppa dalla valle del Paglia quella che comprende le zone di Allerona, Castel Viscardo con gli antichi presidi etruschi nascosti tra i boschi, i castelli e le splendide ville. Salendo verso nord si percorrono le antiche strade di collegamento tra Umbria e Toscana dove vivono storiche tradizioni enologiche come quella dei Marchesi Antinori al Castello della Sala, fino al Tevere, spada di confine tra Umbria e Lazio. In questa vasta zona di storia, cultura, saperi e sapori l’Orvieto rappresenta l’elemento che ne unisce le ambizioni, le prospettive e lo sviluppo.

Le relazioni tra il vino contemporaneo con la storia e la collettività non può essere puro risultato tecnologico: per l’Orvieto è archetipo, sempre più in simbiosi con il suo territorio. A contribuire alla produzione di un vino dalle qualità eccellenti e riconosciute nel mondo, un terroir particolare e variegato ed una smisurata passione dei suoi produttori. Una denominazione molto estesa che si sviluppa per circa 46 chilometri in lunghezza e 16 in larghezza, che si una può semplificare in quattro tipologie di terroir : argilloso, vulcanico, alluvionale e sabbioso. I vitigni principali che concorrono a produrre l’Orvieto sono il Trebbiano toscano, detto anche Procanico, a cui si affianca il Grechetto per un minimo del 60%, nel restante 40% possono essere impiegati i vitigni bianchi consentiti in Umbria e nella provincia di Viterbo. Tra questi, Drupeggio, Verdello e Malvasia toscana, anche Chardonnay e Sauvignon. La zona di produzione dell’Orvieto DOC è divisa in Orvieto Classico, la zona storica a ridosso della città, e in Orvieto, che si estende fino a raggiungere la provincia di Viterbo. L’Orvieto è tra i migliori bianchi italiani, molto sapido, ingentilito dal giallo del miele, dalle ginestre e narcisi, leggere le note vegetali frutti secchi danno armonia, nel muschio la magia del bosco, legame eterno con la terra. Un equilibrio tra gentilezza e gusto. In base al grado zuccherino si classifica anche come abboccato, amabile o dolce, negli ultimi anni si sono affiancate anche le tipologie Vendemmia Tardiva e Muffa Nobile, frutto delle nebbie frutto delle nebbie mattutine che favoriscono lo sviluppo di una muffa considerata “nobile” in grado di disidratare l’acino e conferire succo e dolcezza al vino. Oggi l’Orvieto, grazie al lavoro costante di valorizzazione e promozione del Consorzio Tutela Vini di Orvieto, riesce a riscuotere notevole attenzione a livello nazionale e internazionale. Negli anni l’Orvieto si è attestato come uno tra i migliori bianchi del mondo e ha ricevuto riconoscimenti di grande lustro. Questo è stato possibile anche attraverso importanti opere di modernizzazione degli impianti produttivi a servizio della qualità dell’Orvieto, oltre alla cooperazione e la tutela dei produttori osservata dal Consorzio di Tutela.

 

IN PILLOLE

 

Due doc lontane e vicine

Nota come una delle zone di più antica tradizione vitivinicola ed enologica d’ Italia, la DOC Orvieto viene riconosciuta tale nel 1971 attraverso la definizione del primo disciplinare di produzione. Il territorio di coltivazione si estende a cavallo fra Umbria e Lazio e comprende i comuni di Orvieto, Allerona, Alviano, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Fabro, Ficulle Guardea, Montecchio, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Porano Bagnoregio, Castiglione in Teverina, Civitella d’Agliano, Graffignano e Lubriano. All’ interno della DOC Orvieto insiste la sottozona “Orvieto Classico” che comprende la zona più storica a ridosso della città di Orvieto lungo la valle del fiume Paglia. Questa differenziazione si ritrova ben evidente anche nelle caratteristiche organolettiche dei vini. Oggi la zona prevede due distinte DOC: I vini DOC “Orvieto” ottenuti principalmente dai vitigni Trebbiano Toscano (Procanico) e grechetto che possono essere commercializzati nelle tipologie  secco, abboccato, amabile, dolce superiore, vendemmia tardiva e Muffa Nobile e la DOC “Rosso Orvietano” ottenuta con uve Aleatico, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Canaiolo Rosso, Ciliegiolo, Merlot, Montepulciano, Pinot, Nero, Sangiovese da soli o congiuntamente per almeno il 70%. I vini si presentano di colore giallo paglierino con profumi complessi dove spiccano note di frutta fresca e fiori gialli; in bocca sono molto sapidi, minerali, armonici e con una ottima beva. Si abbinano bene con antipasti di terra e mare, primi piatti di pesce e carni bianche.

 

Torgiano rosso

Il Torgiano rosso Riserva ottiene la denominazione di origine Controllata nel 1968 (prima DOC in Umbria) e poi la DOCG nel 1990 grazie soprattutto all’ impegno di Giorgio Lungarotti che per primo ha creduto nel grande potenziale di questo rosso. La zona di produzione comprende tutto il territorio del comune di Torgiano; la composizione del suolo argillo-limosa con buona presenza di scheletro e il clima mite con forti escursioni termiche fanno di questo territorio uno dei più vocati per la produzione di vini rossi in Umbria. Il Torgiano Rosso Riserva DOCG è prodotto principalmente con uva Sangiovese (almeno il 70%) e deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento minimo di 3 anni dei quali almeno 6 in bottiglia.

 

Montefalco Sagrantino

Unica DOCG Umbra da monovitigno nasce nel 1879 come DOC e viene poi riconosciuta come DOCG nel 1992. La zona di produzione ricade all’ interno dei comuni di Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’ Umbria; l’altitudine dei terreni varia da circa 220 a 470 metri e presenta estati calde e inverni abbastanza freddi con una piovosità discreta. I terreni sono principalmente argillosi con presenza di sabbia e marne. Il Montefalco Sagrantino è prodotto esclusivamente da uve Sagrantino e può essere prodotto sia nella versione secco che passito. In entrambi i casi deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno 33 mesi di cui almeno 4 in bottiglia.