Nella Grecia del Selento

Un itinerario su due ruote attraverso i dodici comuni della piccola repubblica ellenica dove si parla il griko e si incontrano testimonianze di un passato glorioso

Melpignano

Il sole, il mare, il vento… e il «griko». Già, perché il Salento non è solo sinonimo di estate e spiagge dal sapore caraibico. A pochi chilometri da Lecce, infatti, si nasconde la Grecìa salentina, una piccola “repubblica” ellenica composta da 12 comuni all’interno della quale si parla il «griko», un dialetto neogreco che rimanda alla dominazione bizantina. Tutta “colpa” dei monaci basiliani che, per sfuggire alla furia iconoclasta dell’imperatore Leone III (717-741 d.c.), si trasferirono qui e fondarono chiese e monasteri ortodossi. L’estrema vicinanza dei borghi, che distano pochi chilometri l’uno dall’altro, permette diversi itinerari, alcuni dei quali anche in bicicletta.

Il nostro viaggio su due ruote comincia da Soleto, borgo di cultura e rito greco fino al XVI secolo. La guglia di Raimondello, il campanile tardoromanico della Chiesa di Santa Maria Assunta innalzato nel 1397 e simbolo della famiglia Orsini, è una vera chicca. Da non perdere anche la deliziosa Chiesetta di Santo Stefano, che vanta un ciclo di bellissimi affreschi orientaleggianti del XIV e XV secolo. Qualche chilometro più in là ecco Corigliano d’Otranto. Il suo magnifico castello cinquecentesco, successivamente arricchito da una elegante facciata barocca, ci racconta due storie: la paura dei Turchi, che da queste parti è un ricordo ancora vivo; e le tradizioni popolari legate alla Grecìa, che si possono (ri)scoprire facendo visita al museo del maniero. Corigliano poi è rinomata anche per il tartufo bianco, ma durante i mesi estivi vale la pena assaggiare la «popaneddha», un cetriolo dolce che si sposa benissimo con le insalate.

Arrivati a Melpignano si pensa subito alla notte alla Taranta, il grande appuntamento musicale di fine agosto dedicato alla pizzica, la danza popolare che serviva a curare le donne che si pensava fossero state morse da un ragno velenoso. Ma c’è dell’altro: per esempio il fascino di un borgo che si presenta con la splendida piazza san Giorgio, abbellita da un porticato rinascimentale, dall’omonima chiesa e dal cinquecentesco palazzo Marchesale De Luca, che in origine era un castello. Proseguendo verso Castrignano dei Greci ci si perde nel bellissimo panorama di ulivi e fichi. E ci si imbatte nelle «pozzelle», tipiche dell’intera area. Si tratta di antiche cisterne, rivestite da alcune pietre disposte in cerchi concentrici, che servivano a raccogliere l’acqua piovana. Una grande risorsa in una terra tradizionalmente arida. Martano invece – ultima tappa del nostro giro – la riconosci per le sue tipiche case a corte, testimonianza su pietra delle antiche famiglie patriarcali, e i muri gialli in pietra di carparo. Nella Chiesa Matrice si può ammirare la pala d’altare raffigurante Maria Assunta di Oronzo Tiso, uno dei più importanti esponenti della pittura tardobarocca del Meridione. Non che manchino palazzi signorili e il consueto castello (oggi palazzo baronale). Il bello però sta nelle campagne, disseminate di frantoi ipogei. Non un caso. La produzione d’olio è un pilastro dell’economia locale. E il frantoio ipogeo sulla via che porta alla chiesa della Madonnella è uno dei più belli.

Olive

ECCELLENZE

E in ottobre tempo di olive schiacciate

L’economia della Grecìa salentina è molto legata all’economia agricola e in particolare alla produzione dell’olio. L’intera area è infatti caratterizzata dalla presenza di frantoi ipogei, scavati sotto il banco roccioso per evitare sbalzi di temperatura. A Martano l’olio è protagonista principe, soprattutto durante la sagra della «volìa cazzata», l’oliva schiacciata, che si svolge in ottobre.

UN CONSIGLIO
Nei mesi estivi da assaggiare la «popaneddha», un cetriolo dolce che si sposa benissimo con le insalate.

A CASTRIGNANO

In campagna l’acqua finisce nelle pozzelle

Il bello di Castrignano dei Greci (Lecce) sta nelle sue campagne, dove ci si può imbattere nelle caratteristiche «pozzelle», antichi pozzi profondi poco più di sei metri e rivestiti da alcune pietre disposte in cerchi concentrici che servivano a raccogliere l’acqua piovana. In verità le pozzelle sono tipiche dell’intera area, ma a Castrignano hanno mantenuto la loro struttura originale.

Castrignano

APPUNTAMENTI

Nella piazza di Melpignano la notte della Taranta

Melpignano (Lecce) è nota per la notte della Taranta, l’appuntamento musicale di fine agosto dedicato alla pizzica. Non meno suggestivo è il borgo, con la splendida piazza san Giorgio, dove un tempo si svolgeva il mercato, abbellita da un porticato rinascimentale. Ma la piazza ha anche una particolarità. Sotto è… vuota. Con la costruzione dell’acquedotto, infatti, sono stati distrutti alcuni frantoi ipogei.