Monteverro, stile francese in terra toscana


Capalbio (Grosseto) – Capitali tedeschi, impronta francese, terroir toscano. Sono gli ingredienti di Monteverro, giovane cantina di Capalbio, la cui prima produzione risale al 2008.

I capitali di cui sopra sono quelli di Georg Weber, imprenditore tedesco innamorato del vino francese e del territorio toscano, il quale ha deciso di coniugare le due passioni comprando 50 ettari di terreno in Maremma e affidandoli a Matthieu Taunay, giovane enologo francese allora 26enne. Con l’obiettivo, ambizioso, di fondere nella giusta armonia i grandi vitigni internazionali – Cabernet, Merlot, Syrah, Grenache, Chardonnay – e l’identità territoriale toscana. Una sorta di nuova Bolgheri 150 km più in basso, a ridosso del confine col Lazio.

Se l’eponimo Monteverro, vino di punta dell’azienda, è un taglio bordolese classico che ricalca questa definizione, il discorso si fa diverso con il Tinata, blend di Syrah e Grenache sicuramente più caratteristico e identitario, almeno da questa parte delle Alpi. “Volevamo creare un vino dove il frutto del Syrah, che a volta rischia di diventare eccessivo se il clima è particolarmente caldo, fosse bilanciato dalle note floreali del Grenache”, spiega Taunay. Meno struttura e più eleganza, insomma. Non a caso, nella mini-verticale cui abbiamo partecipato al ristorante del Bulgari Hotel Milano, l’annata che ci ha convinto di più è stata la più recente, la 2018, che meglio esprime quella freschezza cercata in cantina. E non a caso, la percentuale di Grenache utilizzata nel Tinata è negli anni cresciuta, passando dal 20-30% a punte del 40%.

Interessante anche lo Chardonnay, l’altro vino in degustazione nella serata milanese, che cerca una propria identità nel continuo scambio Francia-Toscana che è appunto il fil rouge di Monteverro. Inconfondibile l’imprimatur borgognone del vino, esaltato dal passaggio in barrique che ne accentua i sentori di vaniglia e panbrioche, bilanciati tuttavia dalla sapidità e dalle note iodate che danno profondità al sorso, ricordandoci che siamo pur sempre a ridosso del mare.