L’origine della viticoltura marchigiana si potrebbe far coincidere con l’arrivo dei primi popoli giunti nel II millennio a.C. attraverso quello che veniva definito il “ponte adriatico”, il collegamento con le isole della Dalmazia dove erano presenti numerose colonie greche, fondate a partire dal IV sec a.C .seguendo il mito di Antenore. Dopo la seconda Guerra Punica la presenza romana sulla sponda occidentale del mare Adriatico diventa più importante come dimostrano le numerose fattorie dove “si coltivano centinaia di vitigni” come indica Plinio che cita un vino prodotto nella zona di Ancona, il Pretuziano. Anche Apicio, noto gastronomo del tempo ricorda il vino “anconetanum”, prodotto con le uve delle Elvole, vitigni per il colore variabile dei grappoli erano chiamati anche “varianae”.

All’inizio dell’età moderna il botanico e medico marchigiano di papa Sisto V, Andrea Bacci (nato a Sant’Elpidio a Mare nel 1524), si dedica negli ultimi anni della sua vita alla stesura di un trattato monumentale su tutti i vini italiani allora conosciuti , il De naturali vinorum historia pubblicato nel 1596. Riporta, fra le tante cose, che secondo lui “[…] i vini più schietti, bianchi e neri, si producono sui colli verso levante e mezzogiorno di Recanati […]”, quel piccolo borgo medievale dove dal 1500 è presente la famiglia Leopardi, gli antenati del conte Giacomo, uno dei grandi maestri della letteratura italiana, che si dedicavano, come fanno tutt’oggi, alla produzione del vino.

La ricostituzione viticola degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento non consentì quella razionalizzazione degli impianti che era stata auspicata a fine Ottocento: nella regione si continuò a privilegiare la coltivazione promiscua a quella specializzata e venne mantenuto l’uso di piantare diverse varietà frammiste lungo lo stesso filare, rinviando anche l’adozione di qualche vitigno “migliorativo” di origine extra regionale. Un atteggiamento che ha consentito di conservare una elevata biodiversità varietale antica nelle aziende agricole dove i viticoltori sono stati i custodi di questa variabilità. Merita una particolare considerazione l’areale del Monte Conero, un’eccezione nel panorama geologico di tutta la fascia costiera adriatica. Il promontorio, che supera di poco i 500 metri, ha una conformazione tale da conferirgli un aspetto di maestosità da meritarsi l’appellativo di monte. Le zone vitate si sono sviluppate principalmente nella parte sud orientale protetta dai venti freddi provenienti da nord-est. I terreni in questo punto sono costituiti da sedimenti argilloso-sabbiosi del Pleistocene e sono ricchi di calcare. Nella parte sud-occidentale della Regione tra i fiumi Tronto e Aso, si estende attorno alla città di Offida un’altra area viticola importante, il cui substrato geologico è costituito da argille e sabbie fini di origine marina del Pliocene superiore, da argille del Pleistocene inferiore e da sabbie e conglomerati di ambiente litorale o continentale.

 

UN CONSIGLIO
I vini ideali da abbinare ai vincisgrassi. Offida rosso Dogc o Rosso Conero Doc

 

ASSOENOLOGI NELLE MARCHE

Giuliano D’Ignazi è presidente della sezione Marche di Assoenologi nonché consigliere nazionale. Diplomato Enotecnico all’ITAS “Celso Ulpiani” di Ascoli Piceno nel 1983, dal 1987 lavora presso la Cantina Moncaro, dove fino al 1990 ha svolto la mansione di tecnico viticolo e dal 1993 quella di responsabile di produzione

 

I VINI A CONFRONTO

ROSSO CONERO DOC E CONERO DOCG
Entrambe le denominazioni hanno come base in prevalenza il Montepulciano e il Sangiovese. I suoli caratterizzati da rocce calcaree e cretacee contribuiscono a rendere il Conero DOCG un vino di grande aristocrazia.

TERRE DI OFFIDA DOC E OFFIDA DOCG
Pur sovrapponendosi si diversificano per alcune tipologie di vinificazione applicate ai vitigni in comune come Passerina e Pecorino. La base dell’Offida DOCG Rosso. è costituita prevalentemente dalle uve del Montepulciano.

ROSSO PICENO DOC
Interessa le province di Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno, dove prevale l’impiego del Montepulciano con il contributo del Sangiovese. Il vino si propone nel colore rosso rubino.

COLLI MACERATESI DOC
Si propone nelle tipologie Bianco anche Passito e Spumante, Ribona Passito e Spumante, Rosso anche Novello e Riserva e infine con specificazione di vitigno Sangiovese.

LACRIMA DI MORRO D’ALBA DOC
Il nome dalla buccia dell’acino che, quando arriva a maturazione, lascia “lacrimare” il succo. La tipologia Passito, che si ottiene per appassimento naturale delle uve, dà un vino che ha colore rosso rubino tendente al violaceo.

VERDICCHIO CASTELLI DI JESI
Alle spalle di Ancona, nell’area tra la provincia del capoluogo e quella di Macerata, ecco il Verdicchio Doc e il Verdicchio Riserva Docg. In particolare quest’ultimo rappresenta uno fra i migliori vini bianchi italiani.

ESINO DOC
Interessa le province di Ancona e Macerata, ad esclusione dell’areale di Matelica. Il bianco a base di uve Verdicchio, il rosso a base di Montepulciano e/o Sangiovese. Risulta fra le diverse denominazioni interprovinciali caratteristiche delle Marche.

FALERIO DOC
Due tipologie: bianco alla cui realizzazione concorrono le uve del Trebbiano toscano a cui si sommano quelle della Passerina e del Pecorino e il Falerio DOC Pecorino alla cui realizzazione concorrono le uve dell’omonimo vitigno.