Marche
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Si può seguire la scia del tartufo per conoscere una regione? Certamente, se parliamo di Marche, ovvero di una regione al plurale, che a trovare un minimo comune denominatore è una contraddizione in sé, tanto è diversa per natura. Eppure il tartufo è uno di quegli argomenti che mette tutti d’accordo, attorno a una tavola così come se si decide di nominarlo a pretesto per scoprire il territorio. Si parte, dunque, dalla provincia di Pesaro-Urbino dove c’è un giacimento di tartufo bianco pregiato: Acqualagna, che quest’anno rinuncia alla fiera ma non ai menù tipici dei suoi ristoranti al pari di Pergola, e Sant’Angelo in Vado che invece la fiera la fa eccome. Questo il fulcro, ma il tartufo in questa regione lo trovate ovunque, perfino al mare, nel parco naturale del San Bartolo. Passeggiate i sentieri di questo parco marino e salino, oppure inforcate la bici per i colli, fino al castello di Gradara il monumento più visitato delle Marche con la vicenda di Paolo e Francesca che è ancora viva in questi luoghi esattamente come nel canto di Dante. Dell’Alighieri c’è traccia anche a Fiorenzuola di Focara con la torre campanaria e le rovine della Chiesa di Sant’Andrea (il campanile e la canonica): superata la porta del borgo, si legge la targa che rievoca proprio i versi Danteschi (Inferno XXVIII) relativi ad un fatto avvenuto nel mare antistante.

Le Marche sono una biodiversità enogastronomia e artistica. Dal mare lo sguardo corre fino a Urbino con i torricini del palazzo ducale che ne fanno una piccola città eterna, e fino al Montefeltro. A Urbino cercate il crostolo, ovvero la crescia che Pascoli amava e mangiava quando vi soggiornò. Ma cercate anche i suoi vicoli e i suoi palazzi che hanno un fascino immutato vero, spoglio, sopravvissuto al tempo, fino all’oratorio di San Giovanni, tesoro poco conosciuto. Dalla Marca Urbinate a quella anconetana il passo è breve e seguendo la scia del tartufo arriverete fino al monte Conero, vero e proprio giacimento di nero pregiato. Il Conero è l’altro promontorio marchigiano dopo il San Bartolo, ma ha un fascino diverso: è mastodontico, cupo, speziato con il profumo di corbezzolo che è anche la nota essenziale di un grande, e guarda caso poco conosciuto, vino come il Rosso Conero. La strada per Macerata taglia la regione e ne svela il verde, il colore dei campi che accerchiano monumenti come l’abbazia di Fiastra o come la corte medioevale di contrada Mozzavinci, ora ristorante Le Case, che in antichità riparava dalle razzie degli invasori e che ora è diventato luogo mistico per chi ama mangiare la cucina con rare erbe di campo e non solo. E non scordatevi il ciauscolo, il salame da spalmare, con raffinati produttori. Fermo ci porta nelle viscere, con le cisterne romane, o su per i fossi selvatici di Servigliano e dei Sibillini che conducono ad Ascoli, alla piazza lucida, al palazzo dei capitani del Popolo, alle olive all’ascolana e al profumo dell’anice e dei boschi del colle San Marco, dove è riposta la vera voce delle Marche: il silenzio.

 

UN CONSIGLIO
L’unica fiera del tartufo che ha mantenuto le date previste è a Sant’Angelo in Vado

 

TOP 5 DELLE MARCHE

1. LA CHIESA MUSEO
La chiesa di Sant’Egidio a Sant’Angelo in Lizzola sta per diventare museo: contiene 36 preziose opere del Venanzi. Un gioiello dei conti Cacciaguerra Perticari.

2. DOMUS DEL MITO
A Sant’Angelo in Vado la Domus del mito, eccezionale sito archeologico, una casa gentilizia romana del I sec. d.C. con mosaici tra i più belli ritrovati in Italia e meglio conservati.

3. OFFAGNA
Offagna è uno dei borghi più belli, con la sua rocca medioevale e la campagna sconfinata attorno, uno dei simboli delle Marche.

4. MONTE PRIORA
Prati senza confini, crinali che portano verso l’infinito, cieli sui monti: passeggiare sui Sibillini, nel parco nazionale ricco di sentieri, nello scenario d’autunno.

5.  LE CISTERNE ROMANE
Come veniva purificata l’acqua nell’antica Roma? E cosa c’è sotto Fermo una delle città più affascinanti delle Marche? Le cisterne romane da visitare per capire le Marche segrete.