Marche
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Il 2020 delle Marche, al netto dell’emergenza Coronavirus che sta stravolgendo la vita quotidiana ovunque, è un anno di importanti avvenimenti e iniziative, occasioni che proietteranno la regione al centro del mondo. In realtà una delle più autorevoli guide turistiche, la Lonely Planet, lo ha già fatto, piazzando le Marche al secondo posto (dopo la Via della Seta in Asia centrale) tra i dieci luoghi da visitare nel pianeta. Le Marche, secondo Lonely Planet, rappresentano «un territorio stupefacente, per molti versi ancora sconosciuto», che somma alle bellezze del paesaggio e dell’architettura anche una enogastronomia di primo piano. E questo è l’Anno Sanzio, come è stato affettuosamente definito, vale a dire quello in cui si celebrano i cinquecento anni dalla morte, avvenuta appunto nel 1520, del grande Raffaello. Dalla natìa Urbino fino ad altri centri delle Marche (Loreto, Jesi) si celebra un genio assoluto, uno di quei personaggi che rappresentano un punto di svolta: prima e dopo il suo passaggio nell’arte, infatti, le cose non sono state più le stesse. 


Raffaello è uno dei padri della cultura europea - di più, di quella occidentale - e la sua opera, per rimandi e simboli, va oltre il segno visivo, cioè il linguaggio scelto per esprimersi. Ma ha un’origine precisa: questa terra. Perciò l’Anno Sanzio non è uno dei tanti anniversari, bensì un’occasione per tutta la comunità marchigiana di riconoscere nella svolta del Rinascimento una delle sue radici. Fu un tempo lento e fervido di pensiero che seppe tradursi in opere che hanno continuato a parlare a chi le ammira. Un tempo lento, che oggi si direbbe sostenibile, come quello che propone Marche Outdoor, il progetto che consente di godersi il paesaggio attraverso percorsi ciclabili immersi in una natura unica, amica, elemento di congiunzione tra passato e presente. Con i “cammini” le Marche scommettono su se stesse e sulla loro capacità di attrazione. Tempo lento come quello della meditazione, in una terra contrassegnata da un sentimento religioso profondamente materno, che qui trova il suo apice in Loreto, sede della famosa basilica e, quest’anno, del Giubileo. La regione dei “cento teatri” sono state anche definite le Marche. Significa che ogni città, e ogni piccolo centro, ha il suo teatro. 


Quasi tutte sale all’italiana, alcune delle quali gioielli architettonici in miniatura, che riproducono tutti i luoghi deputati di un teatro più grande. Se andiamo a guardare una piazza-tipo delle città e dei borghi marchigiani, ci sono tre elementi che fanno da contrappunto: il palazzo comunale, la chiesa, il teatro. Un ambiente così diventa naturalmente fertile e le origini, in questa terra, di compositori del calibro di Gioachino Rossini e Giovan Battista Pergolesi ne sono la testimonianza, così come le tante stagioni di prosa, i festival, le serate di spettacolo che per quattro stagioni riempiono i teatri, al chiuso o sotto le stelle. Insomma, nella regione per vocazione ce n’è per tutti i gusti.