Con il sostegno di:

Maldive, il paradiso possibile nato dalle lacrime di Dio

Tra snorkeling con la biologa marina, passeggiate a cavallo e fattorie biologiche, a 50 anni dall'arrivo del turismo il rilancio all'insegna della sostenibilità e di proposte sempre nuove

Un paradiso nato dalle lacrime di Dio. Non è un caso se una leggenda islamica lega l’origine delle Maldive alla commozione del Creatore davanti allo spettacolo della bellezza del mondo. Quasi 1.200 isole, 26 atolli per un tesoro adagiato all’altezza dell’equatore nel bel mezzo dell’Oceano Indiano, al largo dello Sri Lanka.

Un tesoro scoperto dal turismo 50 anni fa – proprio in questi mesi se ne celebra il Giubileo d’oro – con gli italiani a fare da pionieri fra spiagge bianchissime, tramonti mozzafiato, un mare cristallino e il caleidoscopio delle barriere coralline, tra mante (il periodo migliore per vederle va da giugno a novembre, quando il plancton è più ricco, ma nella zona attorno alla capitale Malé le mante sono più diffuse), squali balena, delfini e tartarughe. E ancora resort da sogno, ville sulla spiaggia e case galleggianti fra l’acqua e il mare. Poi è arrivato il surriscaldamento del pianeta, il grido d’allarme sull’innalzamento del livello degli oceani e l’ipotesi terribile di veder scomparire questa miriade di “lacrime” alte non più di 1 metro e mezzo o 2 sul livello del mare. Atolli di origine vulcanica, circondati da barriere coralline formatesi in milioni di anni, che oggi rischiano in brevissimo tempo di essere inghiottiti da quella stessa acqua che li rende unici.

Una bellezza struggente, quella del paradiso naturale, davanti alla quale il mondo non poteva stare a guardare la fine. A partire dagli stessi maldiviani, che hanno invertito la rotta investendo sulle buone pratiche, dai progetti di recupero della barriera corallina, data solo pochi anni fa per moribonda, alla creazione di isole artificiali, fino all’allargamento di quelle esistenti per combattere l’erosione delle spiagge, l’utilizzo di pompe che reimmettono sulla costa la sabbia erosa dal mare, fino alla lotta contro la plastica e all’utilizzo di mezzi elettrici. E tante curiosità.

La fattoria in mezzo al mare

Sull’isola di Llohi sorge una fattoria biologica, la Uddho Farm, che approvvigiona quotidianamente i ristoranti dei vicini resort Sun Siyam Iru Veli e Vilu Reef, oltre che le tavole dei dipendenti, con frutta e verdura fresca. Si raggiunge in una ventina di minuti di navigazione dal resort e vi si possono osservare le tecniche agricole e assaggiare i prodotti freschi durante il pranzo. Qui l’insalata viene coltivata con  i metodi dell’agricoltura idroponica, fuori dalla terra, a contatto solo con l’acqua, dove vengono sciolte sostanze nutritive che ne permettono la crescita lontano dai parassiti. Tra pomodori, basilico, menta, cetriolo, lemon grass, ma anche cavoli e piante di cocco e banane, Zayd, 45 anni, lavora qui con altre 12 persone senza usare pesticidi.

Iru Veli, l’atollo romantico

Situato sull’isola di Aluvifushi nell’atollo di South Nilandhe (Dhaalu Atoll), raggiungibile in 40 minuti di idrovolante dall’aeroporto nazionale di Velana a Malé, la capitale delle Maldive, il Sun Siyam Iru Veli è una bomboniera dove lasciarsi coccolare. Ideale per le coppie, ma non solo, con ville con piscina privata sulla spiaggia e panoramiche overwater, realizzate in modo che gli ospiti possano ammirare l’alba o il tramonto, tra barbecue in spiaggia, colazioni sull’acqua e cene sotto le stelle. Nel piccolo atollo ci si può sbizzarrire fra campi da tennis, centro fitness, ma soprattutto attività acquatiche, dalla canoa allo snorkeling. Per completare il relax c’è il massaggio balinese nella spa sull’oceano. E per mischiare romanticismo e avventura, c’è l’esperienza della zattera. Si chiama Cast Away, vera e propria esperienza da naufrago: si trascorre il pomeriggio su una zona isolata dedicandosi a snorkeling, passeggiate, con tanto di pranzo e con la certezza che prima del tramonto qualcuno tornerà a prendere gli ospiti.

Lo chef italiano

Da 5 mesi l’executive chef è Victor Zanotti, italiano di Varese, ormai da 5 anni di stanza alle Maldive. “Quando ti stanchi delle Maldive, vuol dire che ti stanchi di ammirarne il paesaggio”, spiega Victor, perfettamente a suo agio fra chapati (il pane tipico maldiviano, utilizzato dalla colazione al pranzo), le piccanti polpette “ghula”, riso e tonno cotto col latte di cocco e il curry. Accompagnato dalla sua brigata, Victor tiene anche lezioni di cucina maldiviana. A lui il compito di creare i menu per i 7 ristoranti del resort. Nato in Perù ma adottato in tenerissima età da una famiglia italiana, Zanotti da oltre vent’anni si dedica con  passione alla cucina, per lui basata su valori di autenticità, freschezza e sostenibilità.

L’impero creato dal nulla

La struttura fa parte della grande catena alberghiera Sun Siyam Resort Group, di proprietà e gestita al 100% da una società maldiviana. Partito praticamente da zero, Ahmed Siyam Mohamed ha fondato l’azienda nel 1990 fino a possedere e gestire cinque lussuose proprietà private su altrettante isole maldiviane e un boutique hotel sulla costa orientale dello Sri Lanka (info e prezzi www.sunsiyam.com). Il visionario imprenditore, tra i primi a legare il turismo alla sostenibilità, è uno dei più noti del Paese, tanto da aggiudicarsi e nelle scorse settimane il President’s Tourism Gold Award. Oggi parlamentare, ha cominciato lavorando nei negozi  di souvenir locali, per diventare poi tour leader, iscriversi alla scuola alberghiera fino ad arrivare alla laurea.

Nuotare con la biologa marina

Thuhu, ovvero Mariyam Thuhufa, è maldiviana, ha 26 anni ed è la biologa marina in servizio dall’apertura del nuovissimo Siyam World Maldives. Con lei si può nuotare e fare snorkeling al largo dell’atollo di Noonu, dove sorge il resort, ma anche collaborare per salvare dalla morte la barriera corallina. “I pezzettini di corallo sbiancati e morenti vengono infatti rivitalizzati e trapiantati nel reef – racconta Thuhu al termine di un’immersione con i suoi ospiti -. Ci vogliono cinque mesi perché riattecchiscano”. Prima lavorava al Maldives Marine Research Institute.  Oggi insieme al suo team di 5 persone conduce campagne di coral propagation e reef restoration che in 12 mesi hanno già dato risultati incoraggianti. I risultati positivi sono evidenti anche dal censimento delle tartarughe marine che frequentano i reef della zona, che certifica numeri in costante aumento.

Un mondo di possibilità, cavalli compresi

E’ lo slogan del Siyam World, l’isola più grande, gestita da Sara Siyam e il marito Ausy Waseem. E’ un resort all inclusive a cinque stelle che sorge su un’isola maldiviana di 54 ettari, con quattro chilometri di spiaggia e sei di barriera corallina, oltre a un interno sorprendente grazie a una vegetazione rigogliosa e varia, dove hanno trovato rifugio molte specie animali. La sua mission? Stupire gli ospiti con una gamma in continua evoluzione di esperienze “mai fatte prima”, dal più grande parco acquatico galleggiante dell’Oceano Indiano, al primo ranch di cavalli in un resort delle Maldive. Obiettivo, dimostrare che le Maldive non sono solo una destinazione per coppie in luna di miele. E chi vuole conoscere direttamente la comunità maldiviana non deve perdersi il mercato locale dove acquistare prodotti di artigianato e le bancarelle tipiche – le gaadiya – che offrono un saporito street food maldiviano. Per gli sposi in luna di miele c’è Loabi Fushi, l’isola degli innamorati, deserta come quella di Robinson Crusoe, ideale per una fuga romantica.

Adrenalina

Oggi il complesso, inaugurato meno di un anno fa, dispone del primo Seabreacher alle Maldive. Con le linee aerodinamiche di un jet da caccia e lo scafo che ricorda la forma di uno squalo, muovendosi più come un aereo che come una moto d’acqua, questi mezzi semi-sommergibili possono saltare, tuffarsi sott’acqua, tagliare le onde e sono persino in grado di ruotare a 360 gradi sull’acqua. Chi preferisce un’attività più tranquilla può provare la prima e-bike acquatica al mondo con aliscafo. In grado di raggiungere una velocità di 20 chilometri orari, questi mezzi si muovono senza emissioni, senza scia e con rumore ridotto al minimo, sfruttando la stessa tecnologia delle imbarcazioni dell’America’s Cup. Infine, tornando sulla terraferma, è possibile esplorare i sentieri dell’isola con la Mini Moke personalizzata, primo marchio di auto storica convertita completamente all’elettrico.

Completano l’offerta una spa, campi da tennis e padel, un campo regolamentare da calcio, più ristoranti, bar e una cantina speciale dove poter scegliere, consigliati dal sommelier Jeevs Pereira, fra 240 etichette dei migliori vini prodotti in Italia, Francia, Sudafrica e Australia.

L’isola dei famosi

Quasi mille ospiti per una convention mondiale, dal 2 al 7 novembre hanno riempito l’isola di celebrità e mega eventi, partite di calcio nella World Sports Arena giocate da leggende della FIFA come Esteban Cambiasso, Carles Puyol, Eric Abidal e Marco Materazzi, che si sono esibiti anche in tornei di padel. L’isola ha ospitato per l’occasione numerosi eventi stravaganti con fuochi d’artificio, feste in piscina che si sono svolte per tutta la notte, hanno tenuto corsi di formazione e  ospitato volti famosi da tutto il mondo, tra cui la star di Bollywood Suniel Shetty.