Non sono le Dolomiti, certo. Ma provate ad arrampicarvi sulla ferrata del Monte Contrario, o sulla Tordini Galligani tracciata come una corona sul Pizzo d’Uccello. Difficile non rimanere colpiti dal carattere aspro e selvaggio che regala alle Apuane un deciso tono alpino. E infatti Alpi le hanno chiamate, e non solo per l’assonanza anagrafica. Certo, sulle Apuane non c’è un rifugio attrezzato ogni paio di chilometri, con le fettone di strudel e l’accento jodel dei Monti Pallidi, non ci sono i camosci anche se qualche capra la incroci, e se ti scappa la pipì ti arrangi come puoi. Ma vedi il mare, fino alla Costa Azzurra quando l’aria è tersa, e la Corsica e le isole dell’Arcipelago. Ti arrampichi e passeggi (con attenzione: le Apuane non perdonano il distratto) e sai che sei nella storia perché metti i piedi sulla mitica via Vandelli con tutta la sua vicenda avventurosa e drammatica, e respiri le leggende del favoloso popolo degli Apui mentre passi accanto a uno dei mille e mille tabernacoli – mestaine, piccole Maestà, li ha chiamati la devozione umile – che punteggiano sentieri e crocicchi, con gli occhi accecati dallo sfolgorante marmo che ha partorito il David, il Mosè, la Pietà.


Fiato, amore e fantasia: la ricetta per vivere la Toscana en plein air. Se non hai paura di stancarti, sarai servito da una rete incredibile di strade, sentieri e viottole, dai monti al mare attraverso dolci colline e placide pianure, per vivere esperienze di sport, avventura e turismo attivo. E con i mezzi che più ti aggradano. Ti piace camminare a piedi? Per carità, qualche mese senza fermarti mai forse non ti basterebbe. Un nome su tutti: via Francigena. La riscoperta di quella che fu una vera “autostrada del Medioevo” (e fece di San Gimignano la Manhattan del Trecento) è partita da qui, è in Toscana la fetta più preziosa, 380 chilometri fra il passo di monte Bardone (oggi si dice la Cisa) e il confine maremmano con il Lazio, da fare in 15 tappe, con tanto di ostelli e spitalieri. Per non parlare del sentiero di crinale, si chiamò Gea, Grande Escursione Appenninica, 425 chilometri in 25 tappe da Bocca Trabaria al Passo dei Due Santi: la inventarono quarant’anni fa Gianfranco Bracci e Alfonso Bietolini, ogni tappa una struttura ricettiva (posto tappa Gea), e in gran parte la percorri anche in mountain bike.


Già, le due ruote. Capitolo infinito, in Toscana, la terra di Bartali, Magni e Nencini. Passione grande, strade leggendarie, i tornanti del Giogo e dell’Abetone, le rampacce del San Pellegrino o della Consuma, i saliscendi delle Crete e della Val d’Orcia sono il paradiso degli stradisti, mentre per gli amanti del tassellato colline e montagne offrono percorsi stupendi. Metto l’accento sul parco mtb di Vincigliata, alle porte di Firenze, e sul Sentiero della Bonifica lungo il Canale Maestro della Chiana, tra frutteti e splendide “Leopoldine”.