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L’Italia si racconta nel bicchiere fra storia turismo e territorio

Dietro l’etichetta di un prodotto ci sono economia, fantasia, capitale umano ed energia creativa

Stock…. Provate a pensare cosa c’è e cosa ci può essere in base alle occasioni dietro ad una bottiglia di vino che viene stappata. C’è un mondo intero di lavorazione, di uomini e di macchine che interagiscono fra di loro, di passione, di valori di un territorio la cui narrazione si svolge dentro la fantasia di una etichetta o dietro il sapore o un colore del vino che entra nel bicchiere gorgogliando come la fontana che scaturisce da un torrente. I produttori quando raccontano le loro vigne e le loro cantine partono dal prodotto per allargare l’orizzonte al sogno di un obiettivo raggiunto dietro al quale ce n’è sempre un secondo, per descrivere la terra da cui tutto comincia e tutto finisce. Il mondo del vino non si può ridurre solo alla fotografia del Pil o ad una tabella di statistiche che pure sono importanti. E’ anche l’immagine dell’energia produttiva e culturale del Paese, di antiche tradizioni che si tramandano nella notte dei secoli.

Vinitaly, la grande festa del vino (10-13 aprile), è come il Ferragosto di questo settore, il giro di boa di un anno che finisce e di uno che comincia con le nuove produzioni, gli sviluppi della ricerca, le nuove aziende che nascono, le aspettative del futuro. Nel backstage di questo mondo produttivo dove la fantasia è sempre al potere si respira una energia creativa comune a pochi altri settori. Da ragazzino sentivo i discorsi visionari di un cugino di mio padre il quale ripeteva che la coltivazione dei vigneti e la produzione di vino fanno parte di una cultura profonda. Allora mi parevano riflessioni un po’ strampalate, ma in realtà sono ragionamenti perfetti. Se la Francia si racconta anche attraverso le bollicine dei propri champagne, l’Italia sfila sulla passerella del mondo col suo prosecco da 600 milioni di bottiglie e i suoi rossi pregiati che fanno impazzire gli americani, o con l’accoglienza delle aziende agrituristiche adagiate sulle colline che sanno esporre la loro storia e i loro territori antichi attraverso le bottiglie. Prendete Verona in questi giorni del Risorgimento di Vinitaly che torna dopo l’ annus horribilis dell’emergenza sanitaria. La kermesse è come una festa gemellata ad una rassegna di prodotti. Un brivido di energia percorre strade e cortili e quella parte d’Italia che marcia verso la città scaligera. Certo, sono in arrivo un migliaio di top buyer da tutto il globo per fare affari, 130 operatori solo dagli Stati Uniti e una marea di visitatori come sempre da record.

Ma la festa grande è anche qui, con Vinitaly and the city, dove la città di Romeo e Giulietta fuori dai padiglioni della fiera si trasforma in un palcoscenico itinerante che abbraccia alcuni dei luoghi più suggestivi come Piazza dei Signori, Loggia di Frà Giocondo, Torre dei Lamberti, Cortile Mercato Vecchio. Già da venerdì 8 aprile ha preso il via la quattro giorni di eventi culturali e di spettacolo. Dopo due anni di sospensione a causa della pandemia, la città dell’Arena si anima grazie ad un calendario ricco di degustazioni, masterclass, show cooking, spettacoli, musica, appuntamenti culturali, talk tematici, performance live, flashmob, concerti, dj set, percorsi e visite guidate. Il centro diventa un teatro all’aperto, con installazioni, scenografie tematiche e performance nei principali punti di interesse ed accesso. E questo non è tutto. Dietro il tappo che salta c’è ancora tanto da raccontare come in un libro che non finisce mai.