Le Big Bench conquistano gli escursionisti

Il successo delle panchine giganti in diverse zone d'Italia

Coloratissime e posizionate nei posti più defilati: tra i vigneti, sui dossi terrazzati, a ridosso dei boschi e tra le rughe delle colline. Quasi a dire: chi vuole notarci faccia almeno lo sforzo di una camminata e di un po’ di sana fatica, perché le emozioni davvero speciali bisogna pur meritarsele. Le aveva immaginate proprio così l’americano Chris Bangle firmando, nel 2010, la prima “panchina gigante” nel Cuneese, a Clavesana dove aveva la sua residenza e il suo studio, convinto che un’installazione fuori scala piazzata in un punto panoramico e lontana dai centri abitati potesse valorizzare il territorio meglio di qualsiasi operazione di marketing; e fare vivere a chiunque il piacere di un’innocua regressione infantile, forse ispirata al romanzo fiabesco “I Viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift e al suo protagonista che si riscopre fuori taglia in una terra dove tutti sono “lillipuziani” e a sua volta piccolissimo in un mondo dove gli altri sono ben più corpulenti di lui.

Decisione profetica e subito emulata. Rossa come il buon vino che si produce in zona, la voluminosa “Big Bench” voluta dall’eccentrico designer statunitense e dalla moglie Catherine ha fatto opera di proselitismo, prima di una serie di installazioni (se ne contano non meno di 168) ormai realizzate artigianalmente e senza fini di lucro un po’ ovunque, grazie all’associazione Big Bench Community Project. E tutte con il pregio di diffondere un’energia particolare nell’ambiente circostante, perché una panchina gigante non è un arredo, non è nemmeno un’opera d’arte: è un’idea, una sensazione, un decoro mentale, una presenza.

Tant’è. A decine marcano il territorio, quello fisico e metafisico, delle Langhe, del Roero e del Torinese, ma anche nel resto d’Italia. E se quella di Clavesana è – come dire? – meta di un pellegrinaggio comprensibile, in quanto a effetto ottico non sono da meno quelle di Canelli e Neive, quella di Montelupo Albese voluta dall’Agriturismo La Ruota e nota come “Panchina n.100” e quelle che si possono scoprire nell’Alto Monferrato, come la gialla di Strevi e la viola di Merana, la rosa di Alice Bel Colle, la rosso-blu di Castel Boglione e la rossa di Bistagno. Se ne trovano in Emilia Romagna, in Liguria, in Toscana e in Puglia. In Valle d’Aosta, c’è quella di Valtournenche, in quota, raggiungibile solo dopo una passeggiata di quasi due ore. Ma è la Lombardia la nuova terra eletta di queste esagerate sculture (www.bigbenchcommunityproject.org), amatissime dagli escursionisti e dai nuovi esploratori del Belpaese più nascosto e schivo.

A cominciare da quella di Monte della Guardia, a Codevilla, tra le vigne dell’Oltrepò Pavese; e dalle “Big Bench bergamasche” di Rogno, Parre, Schilpario e San Pellegrino Terme. Interessante quella di Civenna, nel Comasco, che domina il paesaggio lacustre che fa da cornice a Bellagio. Ma è il Bresciano a segnalarsi per numero e suggestione. Una delle più panoramiche è quella di Pilzone di Iseo, con vista wow sul Sebino e su Monte Isola, la stessa che vanta la vicina maxi-panchina di Sale Marasino. Fa ancora più effetto quella di Capo di Ponte, a ridosso di quella meraviglia del passato nota come Parco delle Incisioni Rupestri di Naquane. E, sempre in Valle Camonica, impossibile snobbare quelle rintracciabili nei dintorni dei pittoreschi borghi di Breno e Bienno. In una sorta di viaggio iniziatico, si finisce per cercare anche quelle che si affacciano sulla sponda occidentale del Garda, come quella di Cisano, piccola località di San Felice del Benaco. Per arrampicarsi sull’ennesima installazione fuori scala; per vedere di nuovo quello che forse si era già visto ma da un altro punto di vista; e per scoprire che, stando seduti a due, tre metri da terra, perfino il mondo pare migliore.