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«L’Albana è un tesoro. Ci darà soddisfazioni»

Ruenza Santandrea (Consorzio Vini di Romagna) fa il punto in occasione del Vinitaly: «C’è tanta vivacità tra i produttori»

La Romagna del mare, della dolce vita, dell’accoglienza. E quella sconosciuta ai più, con le città d’arte dell’entroterra, i borghi medievali, le rocche, gli splendidi paesaggi formati in gran parte dalle vigne, dall’amore dell’uomo per la terra, la sapienza nel produrre vino e al contempo nel salvaguardare la bellezza. Il Consorzio Vini di Romagna si fa portavoce e rappresentante della storia, dei sapori unici, della bellezza e delle novità della Romagna del vino, che annovera il 60% dei vigneti dell’intera regione.
Ruenza Santandrea, lei è presidente del Consorzio: come sta il vino targato Romagna Doc?
«Dal punto di vista della qualità e della vivacità dei produttori e anche dell’interesse degli specialisti dei vini, direi bene. Per quanto riguarda le vendite, il periodo pandemico ha creato parecchi problemi soprattutto a piccoli e medi produttori che operano sulla ristorazione, sia per le vendite che per gli incassi. Un mese fa avrei dato una risposta più ottimistica su quest’anno, ma ora la guerra ci preoccupa parecchio. Molte aziende esportano in Russia».
La regione è la terza produttrice di vino in Italia e la quinta esportatrice con 409 milioni di euro di controvalore nel 2021, un balzo del 19%. Quanto di questo export parla romagnolo?
«Purtroppo non abbiamo dati certi. La Romagna produce oltre il 60% del vino emiliano romagnolo e il proprio export rappresenta a volume più del 35% del totale della propria produzione. Il dato a valore non è noto».
Fra i vini della denominazione Romagna, chi sale e chi scende?
«Sale l’Albana, il Bianco Spumante e il Pagadebit. Leggera contrazione sul Sangiovese, dovuta al fatto che il consumo è soprattutto invernale, periodo nel quale i ristoranti sono stati chiusi».
Promozione 2022, novità e conferme.
«Nuova comunicazione per i vini romagnoli incentrata sul mosaico. Sito magazine ‘Cartoline dalla Romagna’ volto al turismo ed enoturismo con itinerari legati alle cantine, bellezze naturali, arte. In aiuto al trend che vede molte persone interessate a visitare l’entroterra e i borghi, la
proposta gastronomica, l’arte. Grande impegno nel portare giornalisti italiani e internazionali a visitare cantine e territorio».
Identità e territorio: non c’è più un solo Romagna Sangiovese, ma tanti Sangiovese. A che punto siamo con le Sottozone?
«I Sangiovesi delle Sottozone sono una bella realtà in Romagna. Già 12 sottozone inaugurate 10 anni fa, più 4 che aspettano solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Tutti disciplinari di produzione coerenti tra loro. Praticamente Sangiovese in purezza, con rese molto basse e parametri qualitativi oggettivi elevati. Esprimono al meglio il territorio nel quale vengono prodotti e la capacità dei produttori di interpretarlo. E rispettano l’anima del Sangiovese romagnolo, che
storicamente veniva prodotto in purezza. Conosciamo tutti la grande variabilità del Sangiovese. Scoprire le diversità delle Sottozone è intrigante».
La riscossa dei bianchi, Albana in testa. Qui c’è da fare…
«L’Albana è un tesoro. Specialmente secco e passito. Un bianco tanto difficile da produrre quanto affascinante nelle interpretazioni dei produttori, ora che sono riusciti a capirlo e disciplinarlo. Un bianco con l’anima dei rossi. Non facile, ma un autoctono che sta facendo parlare di sé sia in patria che all’estero. Ci darà molte soddisfazioni. Ma l’anima bianchista della Romagna riemerge ben oltre l’Albana, con una rosa di produzioni originali che dall’interno fino al mare viaggiano dagli spumanti ai fermi, partendo dai Trebbiano e andando ai Pagadebit e ai Famoso, per finire nel Riminese con la Rebola».