Il distillato d’Italia e la regione plurale. Così, con una definizione passata alla storia e conservata nel suo leggendario Viaggio in Italia, lo scrittore e giornalista Guido Piovene definiva, sul finire degli anni Cinquanta, le Marche. Plurale, perché «il nord ha tinta romagnola», quindi, scendendo vertiginosamente, «la provincia di Ascoli Piceno è un’anticamera dell’Abruzzo e della Sabina», e analizzando la fascia centrale «Ancona, città marinara, fa parte per se stessa», mentre «tanti diversi spiriti ed influenze sembrano distillarsi e compenetrarsi nel tratto più centrale», vale a dire nella fascia geografica che comprende Macerata, Loreto, Fermo, ma anche la zona appenninica che ha il suo vertice in Camerino. Il distillato, poi, è offerto proprio da questo paesaggio, perché «se si volesse stabilire qual è il paesaggio italiano più tipico, bisognerebbe indicare le Marche». Ciò che Piovene vide resta ancora oggi, questo lembo di terra baciato dalla natura, con il mare e i monti così vicini da guardarsi e parlarsi, accarezzando, nel mezzo, le colline sulle quali l’uomo ha costruito le sue architetture eleganti e a misura di vita, città e borghi che affondano le loro radici nel passato, ma che hanno imparato a lanciarsi nel futuro. Il quadro così mirabilmente composto ha anche un sottofondo musicale, che racconta in particolare come il teatro d’opera sia forma capace di esplorare il presente. Ma il quadro è pure una tela su cui i pittori nelle loro botteghe disegnano un tempo in movimento, ed è una pagina scritta che volge il suo sguardo verso l’infinito, tentando di catturarne l’essenza, il soffio vitale dell’armonia. 


Il luogo
GROTTE DI FRASASSI
Grandezza e mistero tra la maestosità della Grotta Grande del Vento e le altre sale