La pianura. Aironi e abbazie nel mare a quadretti
La pianura. Aironi e abbazie nel mare a quadretti

Meglio stare attenti ad abusare dei sinonimi. Perché piano, ovvero pianeggiante, non significa “piatto” o “livellato”, tantomeno nell’accezione indelicata che evoca la noia, l’uggio e il tedio. È banale anche l’idea che un territorio orizzontale non possa avere l’appeal di quello più mosso se non addirittura verticale. Tant’è. La grande bellezza sta nei dettagli. Ed è una sacrosanta verità in un Piemonte che vanta maestose montagne e incantevoli zone collinari, ma che nella pianura (il 27% del territorio regionale) rivela una versatilità sorprendente. Esperienze facili e accessibili a tutti: per la sostanziale assenza di dislivelli ma anche per la buona rete di tracciati attraverso un mondo rurale dominato dalla campagna, dalle risaie e da geniali sistemi d’irrigazione.


Da dove cominciare? Non è un problema. Perché non c’è gerarchia nello charme della Pianura Padana. Semmai c’è varietà. Attratti dal “mare a quadretti”? Basta raggiungere le risaie tra Vercelli e Novara, visitare due must come la struttura medievale del Principato di Lucedio e il Museo delle Mondine a Livorno Ferraris, quindi seguire la ciclovia del Canale Cavour che corre parallela alla grandiosa opera di ingegneria idraulica, percorso green che in alcuni tratti s’interseca con VenTo, la dorsale cicloturistica che collega Venezia a Torino sull’asse del Po. Problemi di orientamento? Nel Novarese, terra di aironi, grange e abbazie, non esistono: a fungere da faro per i turisti “sui pedali” c’è la cupola dell’Antonelli che corona la veneratissima basilica di San Gaudenzio. Ma campanili, cupole e casolari regolano la bussola anche di chi si muove lungo la Via Francigena tra Torino e Vercelli (tratto Morenico-Canavesano) o la Via del Mare che da Torino punta verso Genova tagliando Astigiano e Alessandrino. Da consigliare il Biellese, dove la Strada della Lana (50 km tra Biella e Borgosesia) è un viaggio commovente tra villaggi operai e opifici. C’è sempre il complesso fortificato di Candelo che merita una deviazione. E desiderando l’insolito, niente di meglio della “cerca dell’oro” proposta a grandi e piccini nelle acque dell’Elvo dall’Associazione Biellese cercatori d’Oro. Tema, quest’ultimo, condiviso anche nella Riserva Naturale della Bessa (frazione Vermogno) e nell’Alessandrino, a Casal Carmelli, dove c’è un Museo dell’Oro (nella fattoria didattica Cascina Merlanetta). 


Il giusto tocco finale? Basta scegliere: tra le greenways della Riserva Naturale Gesso e Stura attorno a Cuneo; le “strade bianche” tra Alessandrino e Cuneese dove sono cresciuti i miti sportivi di Coppi e Girardengo; e il “Tour delle Big Bench”, percorso ad anello da Cella Monte all’Acquese e al Monastero Bormida (Astigiano) dove il trekking corteggia l’arte. Come dire: la pianura piemontese non ha davvero nulla di piatto.