Con il sostegno di:

Kandinskij a Rovigo: i colori della musica

Fino al 26 giugno a Palazzo Roverella in mostra ottanta opere del padre dell’astrattismo

Ammirateli, ma prima di tutto ascoltateli. I quadri di Vasilij Kandinskij sono attraversati da una musica segreta, da quel suono che diventa armonia o dissonanza, melodia, colore, e che arriva dall’interiorità, dallo spirito.

“Per Kandinskij il giallo è come il suono acuto di una tromba, l’azzurro è paragonabile al flauto, il blu al violoncello, il rosso chiaro al suono forte e ostinato di una tuba”, fa notare Paolo Bolpagni, che insieme a Evgenia Petrova, direttrice del Museo di Stato russo di San Pietroburgo, ha curato la grande, imperdibile mostra ospitata fino al 26 giugno a Palazzo Roverella di Rovigo. Da musei di tutto il mondo sono state riunite ottanta opere del padre dell’astrattismo (o della “pittura senza oggetto” come preferiva definirla lui), in un percorso che dagli esordi ancora legati all’arte popolare e al folklore russo arriva fino al Bauhaus degli anni ‘20 del secolo scorso e agli esiti più giocosi dell’ultimo periodo in Francia. Ricerche, scoperte, sorprese di una vita intessuta di andate e ritorni. Dalla natia Mosca all’incantevole Odessa, infatti, Kandinskij si trasferì per molti anni a Murnau in Baviera, dove maturarono anche le teorie de “Lo Spirituale nell’Arte”, per poi rientrare in Russia al divampare della prima guerra mondiale: ma alla fine del 1921 (dopo i contrasti con i costruttivisti) maturò la decisione di tornare in Germania da dove nel 1933, con l’avvento della dittatura nazista, ripartì ancora per approdare a Neuilly-sur-Seine, sobborgo di Parigi, che fu il suo ultimo nido.

Ma sempre, in ogni periodo della sua vita, nelle sue opere si avverte il senso di un colore che ‘parla’, anzi che ‘suona’. “Kandinskij utilizza il suono e il colore per esprimere la sensibilità di ogni cosa – spiega Evgenia Petrova –. Il suono, la musica, il colore hanno un collegamento unico e rappresentano la natura”. Ecco allora le “Improvvisazioni” e le “Composizioni” che anche nel nome richiamano l’universo musicale, e magari proprio l’atonalità dell’amico Arnold Schönberg, opere realizzate con incredibile rapidità esecutiva, ecco le incisioni dell’album “Klänge” (Suoni, appunto) del 1913, dove le immagini si affiancano a piccoli poemi. La mostra a Palazzo Roverella ci presenta alcuni capolavori, come il “Muro rosso” del 1909, un dipinto dal valore simbolico che sembra quasi uno snodo tra la fase espressionista e quella dell’astrazione, “una vera rivoluzione dell’arte – annotano i curatori – che Kandinskij realizzò a più di quarant’anni, dunque non fu per lui un entusiasmo giovanile”, o “L’uccello di fuoco” del 1916 e i “Due ovali” del 1919, e le opere del periodo Bauhaus, dove le linee e i cerchi sembrano ancora suggerire un’intuizione spirituale. E la libertà degli ultimi dipinti, come il “Nodo rosso” del 1936, “con una leggerezza talora tendente al buffo”, dice Bolpagni, e l’influenza dell’amico Paul Klee.