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«Il vino fa incontrare uomo e natura. Noi favoriamo questo processo»

La Masseria di Sessa presenta il progetto di "full immersion" per connettere al meglio il palato agli altri sensi

La Masseria di Sessa è un progetto di Gianni Imperatore, industriale Napoletano che ha deciso di investire nella natura seguendo i precetti dell’agricoltura Biologica nel florido terroir dell’Ager Falernum di Sessa Aurunca (Caserta). L’azienda traccia un bilancio dei mesi appena passati e guarda al futuro con ottimismo, pronta a sfruttare la ripresa di una normalità tanto sperata, per quanto riguarda l’emergenza sanitaria, nella volontà di crescere ancora.

Alfredo Russo, general manager dell’azienda, cosa racconta oggi la Masseria di Sessa?

«Nel 2018 entro a far parte di questo progetto occupandomi della gestione manageriale della Masseria con l’obiettivo di ampliare conoscenza e distribuzione dei prodotti tessendo sinergie con i migliori professionisti del settore, trasformandola in una realtà di respiro Internazionale. Alla base della nostra visione c’è il recupero del rapporto tra la Natura e l’Uomo e per questo sta prendendo vita in Masseria una vigna che renderemo presto disponibile ad un progetto di accoglienza che prevede una full immersion didattica e sensoriale».

Secondo voi, alla luce del quadro post pandemia, quale momento storico sta affrontando il comparto vino?

«La pandemia ha portato indubbiamente un momento difficile per tutto il comparto vino, che ci ha portati a rivedere il nostro modello di business. Abbiamo quindi esteso la possibilità di acquistare online i nostri prodotti anche al mercato B2B, con lo sviluppo di un’area dedicata che ci ha permesso di snellire il processo di distribuzione ai nostri rivenditori. Oggi i segnali di ripresa del mercato sono molto forti e abbiamo già visto incrementare la domanda sul prodotto soprattutto nel mercato estero».

Quali prospettive e quali previsioni sono invece in campo per i mesi futuri?

«C’è grande entusiasmo in virtù dei due nuovi prodotti d’eccellenza che presenteremo in fiera: ‘Primus’, il nostro Falerno del Massico Doc Primitivo e Dodici, il Falerno del Massico Doc Rosso Riserva entrambi rigorosamente Biologici e dalla grande espressione territoriale».

Non da ultimo, cosa significa il ritorno in presenza del Vinitaly per l’intero settore e il panorama nazionale?

«Il vino è sinonimo di convivialità e non esiste gioia più grande del poter tornare a condividere i momenti in fiera con colleghi e operatori del settore».

Una regione devota alla vite. Superfici collinari e grande cultura per una produzione importante

La storia del vino in Campania ha origini molto antiche e il territorio è particolarmente adatto alla coltivazione della vite grazie a una superficie per oltre il 50% collinare e per oltre il 30% montuosa e una fascia di pianura che rappresenta appena il 15% della superficie della regione. In Campania ci sono più di 25mila ettari coltivati a vigna, per una produzione di un milione e 700mila ettolitri, di cui vini DOP 38%, vini IGP 22%, vini rossi e rosati 60%, vini bianchi 40%.