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«Il nostro vino è un mosaico di regioni»

Terre Cevico, la strategia del presidente Nannetti: «Abbiamo una proposta commerciale multiregionale e multicanale»

Da singola realtà produttiva romagnola a grande azienda multiregionale: il Gruppo vitivinicolo cooperativo Terre Cevico, che ha radici in Romagna dal 1963, oggi si presenta come un mosaico di territori ed aziende sul territorio nazionale. «La produzione di vini è il nostro lavoro», dice il presidente Marco Nannetti, «ma nel tempo abbiamo integrato i nostri valori fondanti come responsabilità etica, sostenibilità economica e ambientale ad aspetti come il forte rinnovamento tecnologico, la flessibilità strategica dell’offerta di vino per ogni mercato, dal locale al mondiale. Insomma riponiamo attenzione a tutta la filiera, alla tracciabilità della materia prima ed il controllo dei processi di produzione che oggi caratterizzano il nostro lavoro».
Quali sono gli obiettivi e la strategia del vostro Gruppo?
«Nel corso degli anni la ricerca di una sempre maggiore sostenibilità economica e territoriale ha fatto crescere l’azienda, da singola realtà produttiva romagnola a grande azienda presente in più regioni. Per questo motivo nella nostra strategia si integrano tradizioni enologiche, competenze viticole e altre tipicità territoriali molto diverse che consentono di offrire una proposta commerciale multiregionale e multicanale. Lo sviluppo di questo disegno ha portato ad ampliare la presenza di Terre Cevico in Emilia Romagna, in Trentino, in Veneto, in Puglia ed in Sicilia, con partnership e acquisizioni strategiche».
Come pensate il vostro futuro?
«La nostra vision è una filiera di produzione del vino ancora più sostenibile, a 360 gradi, dove senso etico e attenzione all’ambiente con un forte orientamento al sociale continueranno ad essere temi centrali delle nostre politiche e strategie commerciali, perché propri del nostro Dna di cooperatori. La nostra missione è produrre e commercializzare vino con sempre maggior reddito per i nostri soci viticoltori attraverso performance commerciali nel mondo, divulgando la cultura del vino con responsabilità verso i consumatori perché possano apprezzarne il valore positivo in modo salutare e conviviale».

Il vino ha corso il rischio di essere associato all’abuso, di essere marchiato come prodotto pericoloso per la salute.
«La nostra azienda è testimone dell’evoluzione nelle abitudini di consumo di vino. Grazie ad una diffusione della cultura del vino, oggi si predilige la qualità alla quantità, scegliendo un buon vino da degustare con moderazione, come buona abitudine legata alla socialità, alla visita di un luogo, come abbinamento alla gastronomia di un territorio. Oggi viviamo il vino come espressione di uno stile di vita salutare e sostenibile. Tuttavia, in antitesi con questo fenomeno culturale, in molti Paesi del mondo dove tradizione, educazione e cultura del vino mancano, si assiste a tendenze negative nell’abuso di alcolici, con importanti implicazioni
sanitarie, economiche e sociali. Ma non è questa la nostra storia. Fortunatamente a livello europeo è stata riconosciuta più appropriata la linea dell’approccio moderato nel piano comunitario ‘Beating Cancer’. Auspichiamo che ora si possa continuare a lavorare insieme per la lotta contro il cancro senza demonizzare il consumo consapevole di vino e delle altre bevande alcoliche. Abbiamo accolto con soddisfazione il reinserimento del concetto di pericolosità dell’abuso di alcol e non dell’uso di alcol in sé: la misura in cui il vino e le altre bevande alcoliche possono costituire un fattore di rischio dipende in modo significativo non solo dalla modalità, dalla quantità e dalla qualità del prodotto consumato, ma anche dalla predisposizione genetica e dal modello dietetico in cui vengono consumate le bevande alcoliche. Il consumo moderato di vino è sempre stato un fattore caratterizzante della Dieta Mediterranea. Bene anche che si siano evitati gli ‘health warnings’ in etichetta, poiché è senz’altro più efficace e opportuno promuovere il bere responsabile piuttosto che instillare concetti di paura per dissuadere genericamente i consumatori».