Sostiene Massari, maestro indi - scusso della pasticceria italiana, che chi non apprezza i dolci è una persona triste e, aggiunge, che chi si affida alle diete è, il più delle volte, una persona arrab - biata. Nulla di scientificamente provato, ma ne è talmente con - vinto che, aggiunge, questa non è altro che una constatazione. Un po’ come dire: guardatevi intorno e ditemi se non è vero. Ma perché allora i dolci donano il sorriso e invitano ad affrontare la vita con uno spirito diverso? Potremmo affermare che risve - gliano in noi il ricordo del sapo - re dolciastro del latte materno e quel che ne consegue, ma forse non è questo il contesto indicato per un simile approccio. Si può certo constatare, come invita a fare Massari, che sia costume planetario preparare una torta per i nostri compleanni, momen - to clou delle giornate di festa, mentre pizzette e tartine, per quanto di qualità eccelsa, sono soltanto comparse. Di certo arte, letteratura e musica, espressioni massime del nostro sentire, da sempre associano l’idea di dolce e di dolcezza all’amore, alla no - stra capacità di intenerirci, alle passioni che ci accompagnano e che ci regalano il lieve sorri - so compiaciuto di chi le prova. Si può rinunciare all’amore? Si può, ma qual è il senso e lo sco - po delle nostre esistenze se non provare e regalare amore? Sì, direte voi, ma se siamo a dieta? Accontentatevi di mezza fetta, suggerisce Massari. Se non fosse che l’amore non basta mai, come i dolci del Maestro dei Maestri