Grotte di Frasassi un tesoro sotterraneo

A distanza di cinquant’anni dalla scoperta la meraviglia della provincia di Ancona è sempre più meta gettonata. Tornano le escursioni speleologiche in totale sicurezza post-Covid

Cinquant’anni dopo la scoperta delle Grotte di Frasassi grazie all’intuito, il coraggio e l’ostinazione di un gruppo di appassionati speleologi del Cai Ancona, è tempo di celebrare una delle principali attrattive turistiche delle Marche. Mezzo secolo di storia di un tesoro ipogeo mozzafiato che continua ad affascinare e meravigliare. La bellezza di queste grotte raggiunge vette altissime: difficile spiegare quello che si prova nel percorrere con il fiato sospeso il tunnel di raccordo di 300 metri per entrare nella prima sala, la più grande e maestosa, la Abisso Ancona, in onore al gruppo speleologico anconetano che il 25 settembre del 1971 le scoprì.

Il percorso complessivo è lungo 1.500 metri ed è completamente accessibile e attrezzato, con una temperatura costante tutto l’anno pari a 14 gradi. Sembra ancora di sentire risuonare la voce in diretta web del grande tenore Andrea Bocelli dalle cavità naturali, mentre a primavera a Genga ha fatto tappa il gruppo musicale ‘Il volo’ per iniziare a programmare una possibile futura performance tra stalattiti e stalagmiti. A maggio la grande vetrina mediatica del Giro d’Italia con collegamenti in diretta Rai all’interno del complesso carsico illustrato dal vice presidente del Consorzio Frasassi, Lorenzo Burzacca. E ora si guarda oltre, tanto che istituzioni e gestori del bene hanno perfino inviato una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella invitandolo a visitare le Grotte e a presenziare ad uno degli eventi in fase di allestimento entro l’autunno.

In queste cavità sono già arrivati i primi turisti, superati i paletti e la paura della pandemia. Da alcune settimane le Grotte hanno riaperto al pubblico pur con ingressi contingentati, ottenendo subito un’eccellente risposta da parte dei visitatori. Del resto lo scorso anno quando, nonostante il Covid e dunque un’operatività ridotta a soli cinque mesi si è arrivati a superare i 160mila biglietti staccati. Una media di circa mille persone al giorno che dà la dimensione della valenza turistica dell’incanto naturalistico in un periodo in cui si iniziano a valutare possibili ampliamento del ventaglio dell’offerta turistica.

Proprio mentre sono ripartite le escursioni speleologiche nelle cavità naturali confinanti con il principale complesso, stuzzica l’eventualità in futuro di organizzare suggestive discese in corda dalla Grotta del vento verso la sala Abisso Ancona. In pratica una replica della storica e spericolata calata effettuata 50 anni fa dagli speleologi anconetani che lo scorso dicembre ha voluto effettuare anche Massimiliano Ossini, il conduttore del programma Rai ‘Linea bianca’ rimasto affascinato dalle meraviglie carsiche. Per ora è solo un’idea, ma non si esclude che in futuro vengano organizzate giornate dedicate ai più coraggiosi dediti ad affrontare la picchiata verticale per poter capire ancora meglio cosa hanno provato gli scopritori in quell’indimenticabile 25 settembre 1971.

UN CONSIGLIO

Abbiamo in faccia Urbino ventoso” recitava Pascoli nell’Aquilone. Un viaggio nelle Marche non può non fare tappa in questo sito Unesco

ELCITO

Nel Tibet marchigiano

Si chiama Elcito, ma è anche conosciuto come il Tibet delle Marche: è un piccolo borgo arroccato su uno sperone roccioso a 824 metri di altezza alle pendici del monte La Pereta, non lontano dal San Vicino. Al censimento Istat di due anni fa risiedevano a Elcito appena 7 abitanti. È ciò che resta di un antico castello eretto a difesa dell’abbazia benedettina di Valfucina. Si trova a pochi chilometri da San Severino Marche, in provincia di Macerata.

Un luogo dove regna il silenzio, uno dei luoghi nascosti più incantevoli delle Marche, dove il tempo sembra essersi fermato e dove tutto sembra cristallizzato, come in un sogno lunghissimo. Il paesino marchigiano è frequentato soprattutto d’estate, dai proprietari di seconde case. Qui non c’è mai stato un emporio o un negozio, neppure per i generi di prima necessità perché fino agli anni settanta era una comunità autosufficiente: vi erano duecento persone che avevano un intenso rapporto con la loro terra, fonte primaria di sussistenza.

FABRIANO

Il Castello di Precicchie

É un altro luogo del silenzio il Castello di Precicchie circondato da boschi e cielo. Deriva dal latino ‘praecep’ che significa dirupo, sorge infatti su un dirupo ed è il più piccolo castello nel Comune di Fabriano. Arroccato a 535 metri sul livello del mare, feudo dei conti Attone dei Rovellone e successivamente dei Chiavelli, le sue origini risalgono al XI secolo. Mantiene intatto il suo fiero passato medievale pressoché intatto e ben conservato come testimonia un possente nucleo fortificato costituito dal palazzo del feudatario, le massicce mura con finestre e feritoie, rafforzate da due contrafforti a sezione triangolare, le porte ad arco ogivale e le antiche strutture difensive.

Tutta la struttura poggia su speroni di roccia calcarea compatta. L’associazione ‘Il castello di Precicchie’ organizza nel periodo di Natale un Presepio Vivente ambientato nel Castello. Nell’ultima settimana di agosto qui va in scena il Palio dei Campanari. Qui si svolge anche il Premio critica cinematografica e televisiva «Castelli dell’Alta Marca Anconetana».