Con il sostegno di:

In giro con Giovanni Soldini: isole e riviere, navigando in Paradiso

Il grande viaggiatore dei mari si racconta a Qn Itinerari e svela i suoi luoghi del cuore lungo le coste della Penisola. “La differenza rispetto a ogni altro luogo del mondo è la storia millenaria che si incontra ovunque si sbarchi in Italia”

Giovanni Soldini è un mito per chi va per mare, soprattutto una persona che a prescindere da tutto lavora per il bene generale e soprattutto per la salute delle acque di tutto il mondo, da cui dipende anche la salute dell’uomo. Ma è anche un velista a cui piace godersi la barca come ha fatto fin da ragazzo, fin dalla sua prima uscita su un Flying Junior.

Soldini, lei ha circumnavigato il globo, ma esiste un Paese migliore del nostro da osservare dal mare?

“È difficile trovarne così, onestamente. Ma d’altra parte sappiamo tutti quanto la nostra Italia sia bella e quanto sia amata dai cittadini e dai turisti di tutto il mondo. Così è anche da parte dei velisti, che di panorami eccellenti se ne intendono”.

Ci sono scorci particolari che dal mare assumono un fascino ancora maggiore?

“La nostra realtà è tutta molto bella, direi che osservarla in giugno anziché in agosto è ancora più eclatante. I posti pazzeschi sono un po’ ovunque. Prendiamo l’Elba, che vista dal mare assume un contorno del tutto particolare. La Sardegna in generale è una terra da vivere sia sul mare sia sulla terra, ma vista navigando è ancora più magica. E poi nell’isola meritano di essere scoperte anche zone meno battute: il Sud Sardegna, verso Ovest, ha qualcosa di magico”.

Le nostre isole, dunque, sono un Paradiso per voi amanti della vela…

“Direi che i nostri arcipelaghi meritano di essere conosciuti dal mare: prendiamo ad esempio Giglio e Giannutri: attorno a queste due isole è meraviglioso navigare anche grazie alla marea che consente di essere sempre rilassati al timone. Ma non si possono dimenticare Ponza o Ustica, le Eolie e le Egadi, veri e propri Paradisi naturali”.

Il suo più recente viaggio lungo le coste italiane?

“Di recente sono arrivato dalla Liguria a Catania e come sempre lo spettacolo che mi si è mostrato davanti è stato eccellente. E poi c’è una cosa che gli altri non hanno…”.

Quale?

“Che in qualsiasi porto tu sbarchi in Italia, che sia Tirreno o Adriatico o Ionio fa lo stesso, ti trovi in mezzo a una storia millenaria fatta da mille cose da vedere, in una cultura che è unica sul pianeta e, non dimentichiamo, gusti un cibo che tutti ci invidiano: non dico qualcosa di esagerato se affermo che in Italia si mangia da dio…”.

Esiste un tipo particolare di imbarcazione più adeguata per una crociera lungo le nostre coste?

“Ognuno può adattarsi a ogni tipo di barca a vela. Dipende anche quante persone hai intenzione di trasportare. Ci sono barche da 7-8 metri e altre da 15- 18, ma ognuna assolve benissimo alle funzioni che deve avere. Tra l’altro sono barche che hanno l’ausilio del motore, ma è molto più bello potere sempre veleggiare”.

Che qualità deve avere un velista?

“La dote maggiore per sentirti marinaio è quella di avere una mente aperta. Devi essere molto legato al concetto di indipendenza, non ti devi scoraggiare, devi essere sempre pronto a una cosa da aggiustare, a un imprevisto… Devi saperti adeguare alle situazioni. La barca non è un grand hotel, se hai l’intenzione di fare la doccia dopo ogni bagno parti con il piede sbagliato. Anche se certe barche sono bene equipaggiate con pannelli solari e tutto quel che serve”.

E se il vento manca e non ti va di andare a motore?

“Aspetti. E porti pazienza. Ecco, la pazienza è insita nel kit del velista. Io quando ho cominciato non avevo una barca col motore. E quando ho fatto i miei giri del mondo li ho fatti solo con l’ausilio del vento. La pazienza dà energia al velista, capisci che il mondo non dipende solo da te, ma anche dalla natura. Non sei sempre tu a comandare e questo ti insegna molte cose”.

Esiste il mal di mare?

“È una cosa che esiste, ma esistono anche i rimedi per affrontarlo. Conosco colleghi velisti oceanici che ne soffrono, vomitano i primi due giorni e poi si abituano. Abituarsi è una cosa molto intelligente e che ti aiuta sempre. E se pensi positivo sconfiggi anche il mal di mare”.

Soldini, la sua attività ambientalista è ben nota: noi possiamo sconfiggere il mal di mare, ma il mare è ‘malato’ di noi? E come possiamo risolvere questo problema?

“Il mare è malato in generale, ma il Mediterraneo più degli Oceani, perché questi ultimi sono più aperti e quindi i problemi che esistono, e sono gravi anche lì, vengono un poco mitigati dalla salinità più bassa. Il Mare Nostrum, invece, non è particolarmente felice. I problemucci vengono dal fatto che è molto popolato e chiuso. Quest’anno poi ci si mette anche il caldo: la temperatura delle acque più ci si allontana da Gibilterra più aumenta: l’altro giorno c’erano 28 gradi nel golfo di Genova, 29 nel mare di Portofino. Sale l’anidride carbonica in superficie, il mare diventa acido e quindi è difficile per i microorganismi svilupparsi e questi sono alla base della catena alimentare”.

Nell’Oceano si sono formate vere e proprie isole di plastica, enormi. Nel Mediterraneo come va?

“Fra l’Elba e la Corsica secondo gli scienziati c’è una concentrazione di microplastica molto alta, gli scarichi delle coste non intercettano tutte le microfibre dei capi che laviamo e le emissioni non aiutano”.

Come si salvaguardano le nostre coste?

“La prima cosa sarebbe quella di avere parchi marini più estesi per difendere dalla pesca intensiva e dare possibilità a flora e fauna di sopravvivere e svilupparsi di nuovo: ciò limiterebbe i fenomeni negativi”.

Lei ha un progetto molto bello legato al trimarano Maserati e alle competizioni che farà, vero?

“Sì, l’ho spiegato al Forum ambientale di Lisbona: monteremo l’Ocean Pack, una macchina che pompa acqua di mare in un circuito, la filtra, elimina la CO2 e viene rimessa in mare”.

Torniamo al diporto, alla gioia di viaggiare lungo le coste. Noi abbiamo oltre a quelle marine anche laghi nei quali si fa vela, addirittura la scuola della Federazione nazionale ha sede a Torbole, sul lago di Garda. C’è differenza tra affrontare il mare o regatare in acque chiuse?

“Ovvio che nel mare hai uno spazio infinito e puoi andare molto più a largo; il mare ti permette di fare cose in grande e più lunghe, ma il lago non va preso sottogamba: è infingardo, può cambiare molto velocemente le condizioni del vento e diventare cattivo. Il Garda è un posto ideale per le vele perché c’è sempre vento, anche se nella parte alta, quella appunto di Torbole, le condizioni sono più stabili”.

Il mare è più imprevedibile per quanto riguarda il vento?

“Sì, bisogna vedere che cosa uno vuole fare. Attorno a Caprera, bellissima, ce n‘è sempre tanto. In altri luoghi ti becchi una settimana senza un alito e ti godi il mare…”.

Come sono le nostre Marine, gli approdi finalizzati alla navigazione diportistica?

“Ce ne sono tante e bene attrezzate. L’ideale per costruirsi una crociera visitando ogni baia”.

La vela è un passatempo per ricchi?

“Dipende, ci sono anche molti ‘poveri’ che vanno in barca. È uno sport costoso perché dipende da un mezzo meccanico e per averne uno buono bisogna spendere tanti soldi. Ma ho un amico che ha comprato una barca per 300 euro e piano piano se l’è aggiustata e va costeggiando e divertendosi. Devi decidere il tuo budget e scegliere l’occasione. D’altronde anche un camper può essere costoso”.

Quando la rivedremo in acqua?

“Intanto stiamo mettendo a punto la barca qui a La Spezia, poi a settembre ci sarà la regata per trimarani da Genova a Cagliari, un evento molto interessante. E poi programmeremo tutta la stagione”.

Da Genova a Cagliari quanto tempo ci vuole?

“Meno di un giorno. Ma se non c’è vento anche tre. Basta avere pazienza”.