Giovanni Bastianelli direttore dell'Enit
Giovanni Bastianelli direttore dell'Enit

L’Italia resta il Paese in cima ai desideri dei turisti, ce lo dice l’analisi del sentiment sul web in queste settimane. Ma è chiaro che tra esprimere un desiderio e realizzarlo ce ne passa, soprattutto di questi tempi». 
Giovanni Bastianelli, direttore esecutivo dell’Enit, l’agenzia nazionale del turismo, disegna le linee di rilancio del settore che pesa per il 13% sul Pil e occupa 4,2 milioni di dipendenti.


Bastianelli, come si ricostruisce? 
«Non dobbiamo ricostruire da zero. Il turismo si è bloccato a livello mondiale e l’Italia non è un caso a parte: eravamo in forte crescita, ora si deve ripartire».


Con quali strategie?
«La volontà di ricominciare si lega alla prudenza sanitaria. E prima va riattivato il turismo interno».


Quanto pesa?
«Per il 50%. Ma questa è una media nazionale su cui incidono i dati delle principali città d’arte. Scorporando queste ultime, il rapporto tra italiani e stranieri diventa in molte regioni 70%-30% o 80%-20%».


Tradotto, riattivare il turismo interno sarebbe già una notevole boccata d’ossigeno. 
«Considerando che gli italiani non potranno per ora andare all’estero, potenzialmente abbiamo un mercato importante da cui ripartire». 


L’Enit come si sta muovendo? 
«Attraverso un grande coordinamento con le Regioni e con il Mibact per la ripartenza del turismo interno, ma prepariamo la strategia in vista della riattivazione del turismo straniero. Poi, produciamo un bollettino quindicinale in cui verifichiamo le tendenze, a partire dalle prenotazioni aeree e alberghiere. Noi siamo già davanti a tutti»


E, come diceva, ascoltate il sentiment del web. Tradotto, cosa significa?
«Monitoriamo i trend su internet in generale e sui social in particolare: emerge l’aumento di riferimenti e interazioni che riguardano l’Italia. Una campagna promozionale spontanea». 


Come sono i dati delle prenotazioni aeroportuali?
«Siamo in testa nell’ambito di una tendenza che ovviamente è in calo. Da giugno ad agosto in Italia abbiamo 407mila prenotazioni con una diminuzione del 68% rispetto all’anno scorso, contro le 403mila della Spagna e le 358mila della Francia». 


Le limitazioni agli spostamenti fino al 3 giugno impongono però una ripresa a piccoli passi.
«Un turismo di prossimità, anche perché la gente cercherà i posti in cui si sente più sicura».


In questo contesto il bonus vacanze una misura sufficiente?
«è importante, ma l’accesso è legato a limiti di reddito. Ovviamente puntiamo a flussi turistici molto più significativi di quelli che può mobilitare l’incentivo».


L’ospitalità si adatterà alle regole di contenimento del virus. Quali cambiamenti potranno diventare strutturali?
«L’imprenditoria turistica italiana è molto più dinamica di quanto non si pensi e da tempo si sta muovendo con cambiamenti importanti. Già prima del Coronavirus andavamo verso il turismo sostenibile, fatto di natura, borghi, benessere fisico, enogastronomia. Si andrà sempre di più verso questa direzione».


Lo possiamo chiamare modello Italia?
«Sì. Prima c’era il modello spagnolo: grandi investimenti per un turismo di massa. Ora il nostro modello è vincente e lo sarà di più. è uno stile di vita: gli altri possono copiarcelo, ma tra la copia e l’originale si preferisce l’originale». 


Quali erano i nostri numeri?
«Imponenti. Primi in Europa per il turismo straniero e primi nel mondo per il turismo transoceanico. Mezzo miliardo di presenze all’anno, che in questi mesi si sono azzerate».


Si prevede un ritorno in tre anni ai flussi turistici pre-pandemia. Tempi così lunghi?
«Sono previsioni che si aggiornano in base all’evoluzione dello scenario. Una cosa è certa: quando questa emergenza sarà alle spalle, il turismo ripartirà come e più di prima».