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Gemme preziose nella Valle del Buono

Nettari realizzati in territori aspri e bellissimi su terrazzamenti baciati dai raggi del sole Viaggio tra pendii scoscesi e muretti a secco

Dall’età del bronzo (si sono ritrovati vinaccioli nell’area archeologica di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta) in poi, la vocazione vinicola della Valle d’Aosta non si è mai interrotta e in questi territori aspri e bellissimi la vite s’incastona come una gemma rara e preziosa. È coltivata su terrazzamenti sostenuti da muretti a secco, che conferiscono al paesaggio una fisionomia unica. Qui, infatti, sorgono i vitigni più alti d’Europa, anche a 1.200 metri nel comune di Morgex, su pendenze che arrivano al 100 per cento, strappati alla montagna. Facile comprendere perché, in questi casi, si parli di ‘viticoltura eroica’, e anche di nicchia, perché in questa regione si produce meno dell’1 per cento del totale nazionale. 

Anche il clima complica il lavoro dei viticoltori, con inverni lunghi e freddi e gelate primaverili. La Doc Valle d’Aosta – Vallée d’Aoste è l’unica Denominazione d’origine presente sul territorio. Il suo disciplinare prevede ben 31 sotto-denominazioni riferite a determinate aree di coltivazione o a specifici vitigni e tipologie di vinificazione. I vigneti si estendono per 90 chilometri (costeggiando la Dora Baltea e dunque ben visibili anche dall’autostrada) da Courmayeur fino al confine col Piemonte. Tre zone e tre mondi diversi. L’Alta Valle (o Valdigne) nel nord-ovest interessa Courmayeur e Avise/Arvier, dove troviamo vigneti più alti d’Europa, come il prié blanc (che nasce ai piedi del Monte Bianco), la varietà usata per produrre il Vallée d’Aoste Blanc de Morgex et de La Salle Doc, ottimo come per aperitivi, con antipasti delicati e la trota di montagna. 

Poi c’è la Valle Centrale che comprende i comuni da Arvier a St. Vincent/Montjovet, dove il più coltivato è il petit rouge, ma si producono anche i passiti come il Malvoisie Flétri, e il Muscat Flétri tipico della zona di Chambave/St. Vincent. Il Chambave Muscat è pregiato nella versione Flétri, ricavato dai grappoli del moscato bianco lasciati appassire: è un vino da meditazione ottimo con la pasticceria secca (dai grappoli appassiti si ottiene anche il il Nus Malvoisie flétri). Ancora, nella Bassa Valle, stretta e poco soleggiata, troviamo le vigne tra Montjovet e Pont St. Martin: si produce soprattutto nebbiolo, nelle zone di Arnad-Montjovet. 

Il Vallée d’Aoste Arnad-Montjovet Doc è un rosso dal sapore asciutto, tipico del comune di Arnad e dintorni ed è ottimo con le carni. E sempre in tema di rossi che ben si sposano con la selvaggina, ecco il Vallée d’Aoste Nus Rouge Doc intenso e fruttato, il Vallée d’Aoste Donnas Doc, con uve di Nebbiolo, e il Vallée d’Aoste Torrette Doc. Infine il Vallée d’Aoste Enfer Arvier Doc, intenso e corposo del quale già si parla dal 1312: deve il curioso nome, inferno, perché nonostante venga coltivato a 800 metri di altitudine, gode di un microclima soleggiato e caldissimo.

 

MORGEX

Ai piedi del Monte Bianco ecco i deliziosi ‘vin de glace’

In Val d’Aosta troviamo il ‘vino del ghiaccio’. I vitigni sono a 1200 metri di altitudine a Morgex, ai piedi del Monte Bianco, e sono i vigneti più alti d’Europa, coltivati su piccoli terrazzamenti d’inverno ricoperti di neve. La vendemmia avviene a dicembre o a gennaio: l’uva viene lasciata sulla pianta fino a quando l’acino si disidrata per le basse temperature e il gelo, così si concentrano zuccheri e acidi nel chicco d’uva, preziosi per conferire poi al vino aromi e profumi. La vendemmia avviene, a mano, di notte a -10 gradi, e si raccolgono gli acini ben ghiacciati, che vengono pressati sempre con il gran freddo, cosicché la parte acquosa che rimane congelata viene scartata, e resta l’aromatico succo concentrato. La Val d’Aosta può contare su sette denominazioni in zona Morgex e sette di vitigno. Tra queste il Blanc de Morgex et de la Sale Doc e il Chaudelune. 

 

ARNAD

Pane, miele e lardo. Una delizia

Un piatto tipico valdostano, semplicissimo ma di gusto? Pane nero, lardo, miele e castagne. Il pane scuro valdostano va tagliato a
fette e fatto abbrustolire, poi vi si stendono sopra un velo sottilissimo di miele e qualche fetta di lardo tagliato fine, che con il
calore del pane tenderà a sciogliersi. A parte si serviranno le castagne. Per accompagnare questo robusto spuntino, o pranzo, niente di meglio di un vino che, come il lardo, è di Arnad. È l’Arnad-Montjovet, con una robusta gradazione alcolica (12°-13°), soprattutto nella versione Supérieur.

 

UN CONSIGLIO

Gli Eiswein sono vini da dessert e da meditazione che si producono anche in Germania, Austria e Canada, che è il maggior produttore di questi nettari in tutto il mondo. In Valle d’Aosta prendono la denominazione francese ‘vin de glace’