Camminando nelle terre alte popolate dagli dei
Camminando nelle terre alte popolate dagli dei

Molto forte e incredibilmente vicino. L’Appennino è pronto a cogliere l’occasione di un’estate particolare, offrendo ai turisti il distanziamento sociale naturale dei suoi boschi, dei suoi sentieri e dei panorami sconfinati. Proprio quello che cercano nel 2020 le famiglie per una villeggiatura a portata di mano, facilmente raggiungibile dalle città evitando la ressa e lo stress. Le terre alte dell’Emilia-Romagna non si sono fatte trovare impreparate per questa storica opportunità emersa dalla crisi, perché si sono già incamminate in tempi non sospetti verso un modello di turismo lento, fatto di semplicità e contatto integrale con la natura. Da scoprire a piedi, a cavallo, in mountain bike oppure con le neonate e-bike. La rete di aree protette  è la spina dorsale del sistema turistico dell’Appennino e oggi è garante di un ambiente di altissima qualità. Non a caso, i parchi erano già stati cuciti insieme da un progetto dedicato a camminatori ed escursonisti: l’Alta Via dei Parchi è un filo lungo 500 chilometri, suddiviso in 27 tappe che si snodano fra otto aree protette lungo il crinale, dal Parco regionale delle Valli del Cedra e del Parma, a nord, al Parco interregionale del Sasso Simone e Simoncello, a cavallo fra le province di Rimini e Pesaro Urbino.  Così come sono entrati ormai nel Dna del turismo verde i cammini transappenninici: la storica Via degli Dei, che collega Bologna a Firenze, è ormai un best seller per i viaggiatori slow con lo zaino in spalla. Un successo crescente che ha generato molti figli legittimi, come la Via della Lana e della Seta, da Bologna a Prato, e l’ultima nata Via Mater Dei, che unisce luoghi di devozione sparsi fra le montagne.


Per chi cerca la natura più intatta e primordiale, i poli di attrazione sono i due parchi nazionali, quello delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, sul crinale romagnolo, e quello dell’Appennino Tosco-Emiliano, nel settore occidentale della catena. In entrambi i casi, non manca lo spazio per far correre l’occhio su valloni coperti da boschi impenetrabili e creste che sorgono dal cuore della terra, presidiate da rapaci, cervi e lupi. Il Parco delle Foreste Casentinesi si estende fra le province di Forlì – Cesena, Arezzo e Firenze e al suo interno custodisce la Riserva naturale integrale di Sasso Fratino, esempio raro di foresta primaria, non accessibile ai visitatori e dedicata esclusivamente alla conservazione e alla ricerca. Fra le perle del territorio spiccano l’eremo e l’abetina di Camaldoli, la cascata dell’Acquacheta citata da Dante nel XVI Canto dell’Inferno e il santuario della Verna, culla della spiritualità francescana. Il Parco nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano tocca invece le province di Parma, Reggio Emilia, Massa-Carrara e Lucca ed è raccolto attorno a tre grandi massicci che superano i 2000 metri di quota, l’Alpe di Succiso, il monte Cusna e il monte Prado. Quest’ultimo è un balcone naturale che segna il confine con la Toscana, dal quale si può cogliere una vista mozzafiato sulla catena delle Alpi Apuane. Atri siti preziosi sono il lago della Bargetana, magico specchio d’acqua nascosto ai piedi del Prado, e la leggendaria Pietra di Bismantova, stupefacente formazione rocciosa che emerge nel territorio di Castelnovo ne’ Monti, anch’essa citata da Dante, uno che di viaggi se ne intendeva.