Com’è bello andar per mostre

De Chirico a Pisa, Goya al Museo Carmi di Carrara. Nella capitale un percorso interamente dedicato a Klimt.
Monet invece arriva a Palazzo Reale di Milano

Col Green Pass in tasca, fine estate e autunno possono diventare stagioni ideali per una full immersion nell’arte. Grandi mostre sono in programma a ogni latitudine della penisola e possono essere la scusa buona per un weekend che unisca cultura, natura, gastronomia. Fino al 5 settembre Palazzo Blu di Pisa racconta l’opera del Pictor Optimus nella mostra De Chirico e la Metafisica: immagini e parole lungo tutto l’arco del Novecento. Risalendo sulla costa tirrenica, più di cinquanta dipinti di grandi artisti italiani e internazionali, molti dei quali esposti per la prima volta, raccontano l’universo artistico di Giovanni Antonio Cybei, scultore, abate, praticante di pittura e primo direttore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara.

In occasione delle celebrazioni dei 250 anni dell’istituzione, all’artista e all’universo di relazioni e influenze che ebbe nel corso della sua non breve vita è dedicata la mostra Goya, Boucher, Ricci, Batoni e i maestri del ‘700 nelle città del Cybei, a cura di Marco Ciampolini. Fino al 10 ottobre al Museo Carmi di Villa Fabbricotti a Carrara. Si può rimanere sullo stesso versante e spingersi fino a Genova per ammirare dal 9 settembre al Palazzo Ducale la più grande e completa mostra antologica dedicata al grande genio olandese Maurits Cornelis Escher (fino al 20 febbraio 2022). Icone come Giorno e Notte, Mano con sfera riflettente, Vincolo di unione introdurranno lavori meno conosciuti e autentiche chicche, come i paesaggi realizzati durante gli anni che l’artista trascorse in Italia.

Un viaggio nella capitale in occasione dei 150 anni della proclamazione di Roma nel 1870 può essere propedeutico a una visita a Palazzo Braschi dove fino al 26 settembre più di seicento opere e documenti, tra foto, filmati, dipinti, scritti, mappe e piantine, affollano il percorso di ‘Roma. Nascita di una capitale 1870-1915’ che si snoda cronologicamente dalla Breccia di Porta Pia per arrivare alla Grande Guerra. Mentre dal 26 ottobre fino a marzo 2022 la stessa location apre le porte a Gustav Klimt. Dopo l’ultima grande monografica del 2014 al Palazzo Reale di Milano, il guru della Secessione viennese torna in Italia e proprio a Roma, dove 110 anni fa, dopo aver presentato alla Biennale di Venezia (1910) l’opera ‘The Two Sisters’, vinse il primo premio all’Esposizione Internazionale d’Arte. La mostra, con oltre 200 opere tra dipinti, disegni, schizzi e manifesti, ripercorre in quattordici sezioni la vita e la produzione dell’artista, concentrandosi in maniera particolare sulla sua esperienza in Italia.

Palazzo Braschi a Roma

Milano risponde con Monet. Dal 18 settembre più di 50 dipinti del maestro francese sono in arrivo a Palazzo Reale, per una full immersion nella galassia impressionista. Dai primi minuscoli dipinti en plein air ai quadri che gli furono più cari e volle tenere con sé fino alla morte nella casa di Giverny passando per capolavori come le Ninfee, la Passeggiata di Argenteuil o le Rose, l’ultimo in assoluto, l’evoluzione dell’artista si svela tutta in una mostra realizzata in collaborazione con il Musée Marmottan di Parigi, che detiene il più vasto nucleo di opere di Monet esistente al mondo.

E per rimanere nel clima si può fare una scappata a Gallarate dove fino al 9 gennaio 2022 è allestita al Museo MA*GA la mostra Impressionisti. Alle origini della modernità con oltre 180 opere dei maggiori esponenti della pittura francese e italiana del secondo Ottocento, da Gericault a Courbet, da Manet a Renoir, da Monet a Cézanne a Gauguin, a Boldini e De Nittis, provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e francesi. A fine novembre Palazzo Mazzetti di Asti si dedica invece ai Macchiaioli: paesaggi nella natura, scene di lavoro e di vita quotidiana, ritratti, angoli silenziosi e sconosciuti del Belpaese sono declinati in un trionfo di luce e di colore da Giovanni Fattori a Silvestro Lega fino agli altri artisti ribelli che rinnovarono la pittura italiana nel nome della “macchia”.