Con il sostegno di:

Capichera, una carezza sul Vermentino più antico: “Produrrò qualità e amore”

Carlo Bonomi Campanini, già imprenditore del vino con il gruppo La Lomellina di Gavi, ha acquisito dalla famiglia Ragnedda il 100% delle quote della storica cantina della Gallura

Un Capitano di lungo corso per la Regina del Vermentino. Lei è Capichera, azienda vitivinicola della Gallura, alle spalle di Arzachena, 42 ettari di filari di cui 35 a bianco e 7 a vitigni rossi, dove una cinquantina di anni fa ebbe inizio l’avventura del Vermentino di Gallura, oggi celebratissimo vino da aperitivo al mare e ottimo compagno di piatti di pesce. Lui è Carlo Bonomi Campanini, figlio d’arte (la madre era la ’Signora della Finanza’ Anna Bonomi Bolchini) e già imprenditore del vino con il gruppo La Lomellina di Gavi che comprende i brand Marchese Raggio e Marchese D’Azeglio. Un matrimonio avvenuto a metà aprile, quando Bonomi ha acquisito dalla famiglia Ragnedda il 100% delle quote di Capichera.

Un ritorno, dottor Bonomi.

“Sì, è un fatto affettivo con l’Isola dove ho avuto altre due grandi esperienze che hanno contribuito allo sviluppo vitivinicolo della Sardegna, con Sella e Mosca e con Zedda e Piras, esempi seguiti da molte aziende. Ma è tradizione di famiglia, già negli anni Sessanta in Sella e Mosca ci aveva investito mia sorella Carla col marito Piero Bassetti”.

Perché proprio Capichera?

“Senza fare spot, è l’esempio migliore, la più nota delle case vinicole sarde. Il Vermentino di Gallura è nato qui, ci sono valori unici, è stato questo l’input che mi ha mosso. Comporterà investimenti, ci lavoriamo. Non ha nulla a che vedere con il Piemonte, questo è un fatto mio personale al 100%. Un impegno: ci vengo ogni 15 giorni e ho convinto a seguirmi alcuni ex collaboratori di Sella e Mosca ancora arzilli”.

Prevede cambiamenti?

“Ci vuole tempo per conoscere a fondo la realtà, ma è chiaro che c’è bisogno di investimenti. Usufruirò dell’esperienza delle persone e delle consulenze, vedi l’agronomo e l’enologo. Anche se io apprezzo molto i giovani enologi che hanno preparazioni importanti, che sanno anche innovare concetti rimasti magari un po’ antiquati”.

Punta anche sui numeri?

“In Capichera la qualità è sempre stata fondamentale, ci saranno aggiustamenti. Entro il 2023 avremo una cantina tutta nuova. Poi punteremo alla crescita sui mercati esteri, dove per ora siamo piuttosto scarsi”.