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Cantele, la forza della Puglia sta anche nel bicchiere

La cantina salentina, ma con vigneti anche in Manduria, protagonista del salto di qualità enologico della regione

vino puglia

Meta turistica di primo piano da ormai parecchi anni, terra di grandi sapori che alimentano una cucina di alto livello, la Puglia sta ora cercando di colmare il gap anche nel mondo vinicolo.

Forte di un’ampia varietà di microclimi e vitigni, alcuni anche piuttosto noti come Negroamaro e Primitivo, punta ad alzare l’asticella sotto l’aspetto enologico, trainata da alcune cantine che hanno fatto della qualità la oro stella polare, in una regione dalla lunga tradizione ‘quantitativa’ di uva da taglio.

Cantina Cantele è una di queste. Condotta da quattro cugini, eredi di una storia aziendale-familiare che affonda le radici ai primi del Novecento, ha il suo quartier generale nel Salento ma possiede vigneti anche in Manduria, vantando dunque bandierine nelle due zone più vocate di Puglia. Cinquanta gli ettari di proprietà, cui se ne aggiungono cento in conduzione, per una potenza di fuoco da un milione e mezzo di bottiglie l’anno, un terzo delle quali di Negroamaro. “Il nostro vitigno principe – lo definisce Paolo Cantele (nella foto), direttore commerciale della cantina – ne abbiamo sette versioni, quattro in rosso e tre rosè. Dal Negroamaro nascono i migliori rosati d’Italia, freschi e leggeri, ma anche rossi di grande longevità e struttura”. Il Primitivo di Manduria è invece noto per la sua morbidezza, che alla Cantele cercano però di smussare, perché “nei vini troppo morbidi la dolcezza diventa stucchevolezza, mentre noi cerchiamo il contrasto tra la morbidezza naturale del vitigno e l’acidità”.

vino L’esperimento più intrigante della cantina è l’Amativo, blend tra Negroamaro e Primitivo creato per la prima volta da Augusto Cantele nel 2002, esattamente vent’anni fa. Una bottiglia che sintetizza e riunisce i due vitigni principi della Puglia. “Due vitigni completamente differenti – spiega oggi il figlio Paolo – che maturano a un mese di distanza. A comandare il blend è il Primitivo, solitamente intorno al 60%, poi una volta finite le macerazioni si decide con quale e quanto Negroamaro andrà a sposarsi. E’ un vino che si fa ogni anno in corsa, che invecchia per 12 mesi in barrique, in parte nuovo e in parte di secondo passaggio. Al sorso, l’entrata morbida del Primitivo è bilanciata dal finale amaricante del Negroamaro; questo contrasto è una delle caratteristiche più interessanti dell’Amativo”.

Tra le altre produzioni di casa Cantele, vale la pena citare il Teresa Manara, Chardonnay invecchiato in legno. Infine, doveroso menzionare il lavoro con Verdeca e Susumaniello, vitigni autoctoni meno noti al grande pubblico ma dal potenziale interessante. Il primo è un bianco dalla maturazione tardiva, che si caratterizza dunque per i sentori erbacei e una gradazione alcolica contenuta. Utilizzato prevalentemente nei blend, da qualche tempo si sta ritagliando uno spazio ance vinificato in purezza. Il Susumaniello è invece un rosso di colorazione e morbidezza, una sorta di ‘Merlot delle Puglie’. Chiuso dai fratelli maggiori Negroamaro e Primitivo, è stato riscoperto negli ultimi anni e, con un leggero affinamento in legno per assicurare un po’ più di spalla, produce risultati apprezzabili.