Camminare è un’arte e per praticarla è necessario, come per tutte le discipline artistiche, essere davvero appassionati. Poi si può decidere che tipo di artisti si voglia diventare e molto dipende anche dal tempo che si ha a disposizione. Senza trasformare la propria dipendenza da orologio nella scusante per rinunciare prima ancora di iniziare. Ritagliarsi il tempo per staccare è sempre possibile e anche un solo minuto può trasportarci in un mondo di emozioni che nulla ha da invidiare alle più leggendarie avventure transoceaniche. Vi è però una qualità che, a differenza della perseveranza nella quale tutti e a tutte le età possiamo specializzarci, è necessario possedere: la curiosità, il desiderio di conoscere e di scoprire l’essenza senza limitarsi alla superificie. Se si avverte questa impellenza, questa necessità di affacciarsi su quanto è esterno al nostro piccolo mondo, ai nostri limitati orizzonti, bene, allora non solo sarà facile camminare, ma addirittura difficile fermarsi. In questo numero di Itinerari raccontando le vie Francigene, partendo dall’originale che da Canterbury porta a Roma, poi le Marche, dal Pesarese al Conero passando dagli Appennini, e infine la Sicilia del Sud Est, terra madre della nostra cultura, offriamo spunti per possibili cammini. E nel farlo puntiamo l’obiettivo anche sulla Famiglia Cerea, un simbolo della nostra buona tavola insignito delle Tre Stelle e che gode di stima planetaria, sulle cui cucine, da Shangai alla loro adorata Bergamo, non tramonta mai il sole.