I Greci che nell’VIII secolo prima della nostra era colonizzarono l’attuale Calabria chiamarono Enotri i popoli loro predecessori, fossero indigeni, fossero essi stessi immigrati dalle coste dello Jonio nel corso del III millennio a.C. Il nome greco di questa gente antichissima, Oinotròi, è in ogni caso connesso con l’oinos, il vino. Forse anche per questa ragione Sofocle nell’Antigone chiama Dioniso dio che protegge la gloriosa Italia. Del resto, la Calabria, incastonata tra due mari, lunga e stretta, quasi interamente collinare e montuosa, ricca di luce e di calore, è per natura vocata alla viticoltura. Una viticoltura tanto arcaica si esprime al meglio attraverso le uve locali. Tra quelle a bacca bianca un posto di riguardo lo ricoprono la Guarnaccia bianca, il Greco di Bianco, il Mantonico e il Guardavalle. Mentre tra quelle a bacca nera spiccano Gaglioppo, Magliocco Canino e Marsigliana Nera. Le DOC sono 9 e 7 le sottozone riferibili al Terre di Cosenza. Sono 9 le IGT d’area, alle quali si aggiunge l’IGT rappresentante l’intero territorio regionale. Sono circa 10mila gli ettari vitati, che danno 360mila ettolitri, con assoluta prevalenza di vini rossi: 80 a 20. Grazie all’immenso patrimonio di vitigni autoctoni a disposizione, il comparto enoico calabrese sta sperimentando, con le nuove generazioni, moderni mezzi di comunicazione che lanciano la regione tra le più originali e interessanti nel panorama nazionale.

Dei 5 esempi riportati risuonano forti le parole di Vittorio Colacino, fondatore dell’omonima azienda, riportate da Mario Soldati (Vino al vino, Mondadori): Il Savuto partecipa in prima linea a quell’inversione di tendenza che è il solo effetto benefico di un fenomeno in sé obbrobrioso, il boom del vino industriale: refrigerazione, pastorizzazione. Era il 1975 e le idee in casa Colacino, con il figlio Mauro, sono sempre le stesse. Britto, il Savuto Superiore DOC, porta nelle vene Arvino, Greco Nero, Magliocco Canino e Nerello Cappuccio.

Nicotera, nel Vibonese è la città della Dieta Mediterranea, dove Ancel Keys condusse tra 1957 e il 1969 gli studi pilota. Nel suo agro la famiglia Comerci lavora vigne da fine Ottocento e oggi Domenicantonio Silipo, la quarta generazione, ha costruito nei primi anni del presente secolo una nuova cantina per onorare la storia della famiglia. I vigneti piantati a Magliocco Canino e Greco di Bianco sono coltivati in regime biologico e si trovano su terreni di origine limosa e sabbiosa. In cantina le vinificazioni sono spontanee con i soli lieviti indigeni.

I vigneti di Antonella Lombardo si trovano a Bianco, sul versante jonico della regione e guardano il mare. La sua storia sa di eroismo, avendo appeso la toga nei tribunali di Milano e scegliendo la terra come strumento di riscatto. Le coltivazioni sono esclusivamente in regime biologico e uso esclusivo di rame e zolfo mediante procedure manuali. In cantina la tecnologia non è assente, ma è misurata e utilizzata per esaltare il profilo marnoso della terra, toccata da sferzate costanti di brezza marina.