Bianchi d’estate, vini da barca

Bollicine o fermi basta che siano freschi e pronti all’uso per un pranzo veloce o una cena in relax. Cullati dal mare c’è davvero più gusto

Vino in barca? Ma bianco, risponderanno in coro i miei venticinque lettori (perdonate la citazione, dai). E meglio se ricco di bollicine. Beh, difficile darvi torto: anche perché in barca – a meno di aver a che fare con qualche giocoliere/a dei fornelli pur attrezzati, tipo i basculanti dei natanti più moderni – si cucina svelto e rapido, tanto scatolame nei gavoni, sughi pronti per una pasta rapida, insomma per un pranzo/cena da macaron Michelin bisogna aspettare la sosta in porto, e magari in quel caso ti vien voglia di scendere e andare a far brigata con le gambe sotto i tavoli di un’osteria…

Dunque bianco. Anche solo per assonanza, e poi per voglia di freschezza (ricordarsi sempre una bella scorta di ghiaccio, o meglio ancora la macchina per farselo, anche se l’acqua dolce a bordo non dev’essere mai sprecata…) e per beva più pronta. E la Liguria spalanca volentieri la sua cantina come un portagioie ricco di chicche ottime per deliziare i pasti sul ponte o sotto coperta. A cominciare da uno spumante. Non sono pochissimi, quelli buoni, da Levante a Ponente. Ma vale la pena soffermarsi su uno in particolare, e il perché si capisce anche dal nome: Abissi. Già, perché grazie all’idea di Piero Lugano la cantina Bisson lo lascia ad affinare per un anno e mezzo… in fondo al mare. Proprio così, in casse di metallo le bottiglie riposano a 60 metri di profondità, nella penombra, cullate dalle correnti che muovono i sedimenti e quindi regalano profumo, struttura, vitalità a questo blend di tre uve autoctone come la Bianchetta Genovese, il Vermentino e la rarissima Cimixà.

Fior

di Lvna

Litan

Costadesera

Voglia di bianco fermo? Eccoci con una proposta a tutta freschezza, da un altro blend che da queste parti è un classico o quasi: Vermentino, Albarola e Greco, lui magari un tantino intruso, danno vita al Fior di Luna, che in etichetta leggerete Lvna perché Lvnae è il nome della cantina della famiglia Bosoni, e tanto vezzo alla fine non è visto che quello era il nome latino di Luni, suggestiva e misteriosa e fascinosa città nell’estremo lembo orientale della Liguria. Vino gioioso, giocoso e fresco che titilla narici e papille con sentori di agrumi e fiori, e si sposa perfettamente alle insalate di mare e al pesce bianco.
Ma se vi capita nei piatti un sapore più intenso, strutturato e impegnativo, volete farvi mancare un buon rosso? E cosa meglio del Rossese di Dolceacqua? Ce lo propone Giovanna Maccario Dringenberg, il suo Luvaira che nasce da vigne a 120 metri sul mare alle spalle di Ventimiglia, insomma quasi in Francia, e per sapori e struttura un po’ la Francia ce la ricorda anche.

Poi, al tramonto, il mare fa esplodere la voglia di pensare, di meditare. Compagno ideale, lo Sciacchetrà. Scelgo il 2017, giovane ma già maturo, della cantina Litàn alle Cinque Terre. Dolcezza e freschezza.
Riccardo Jannello

Sciacchetra

Bisson
Abissi

Luvaira

rossese

NETTARI EROICI

Il 2017 è un’annata magica per Abissi, il metodo classico doc Portofino dosaggio zero (niente zuccheri aggiunti) della Cantina Bisson: aromi che richiamano il mare e la macchia mediterranea, sapore lungo, secco e minerale. A 43,90 euro sullo shop online dell’azienda. Sui 10 euro si trova il Fior di Luna, Colli di Luni doc, dell’azienda Lunae Bosoni, agrumi ma anche biancospino e sambuco nel naso, in bocca fresco però sapido e minerale. Dai vigneti terrazzati di Giovanna Maccario e Goetz Dringenberg, coppia di viticoltori eroici, ecco il Rossese di Dolceacqua Doc Luvaria, sicuramente longevo ma già pronto a regalare un bouquet di piccoli frutti rossi e spezie: sui 25 euro online. E infine lo Sciacchetrà 2017 di Catina Litàn, ancora eroi nelle vigne difficili delle Cinque Terre: elegante di oro ambrato, in bocca pepe fresco e caramello. Sui 60 euro.