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Arezzo, quel magico mix di Medioevo e Rinascimento

Una piccola grande città che “basterebbe da sola alla gloria d’Italia” scrisse Carducci. I suoi cittadini illustri, da Petrarca a Vasari, l’hanno fatta conoscere al mondo intero

Buongiorno, principessa. E’ una delle battute più celebri del cinema, il saluto di Guido a Dora in ‘La vita è bella’. Sarà un caso, ma il fondale è per l’appunto Arezzo.

Piazza Grande, Corso Italia, il Duomo, San Francesco, le mura, i vicoli, la Fiera Antiquaria, l’urlo della folla al Saracino… Il mix magico di Medioevo e Rinascimento, i figli illustri, da Mecenate al monaco Guido inventore delle note, da Petrarca a Vasari e Michelangelo che pur figlio di un fiorentino nacque comunque a Caprese, da Pietro a Spinello ma anche oltre, molto oltre (“non c’è quasi piccola città in Italia che abbia avuto tanti cittadini illustri come Arezzo”, diceva il grandtourist Lalande già nel 1765), e quella combinazione altrettanto magica tra una quiete placida da principessa dormiente e il brivido che ti sa suscitare ogni pietra, quando passi e guardi.  Che abbia ragione Anna Martini, nella sua deliziosa ‘Leggenda del brigante innamorato’ quando racconta di un bandito feroce come il celebre Gnicche, finito in gabbia per gli occhi maliardi di una fanciulla. E gli fa dire: le donne d’Arezzo paiono angeli ma son sirene. Ti innamorano, ti incantano ma non ne scappi vivo.

E come per le sue donne, anche per Arezzo è così. Città d’arte ‘meno nota’, la liquiderebbero i cataloghi dei tour frettolosi. E invece noi vogliamo prendercela slow, tenendo fissa in mente la frase del Vate Carducci, “basterebbe Arezzo alla gloria d’Italia”. Basterebbe entrare in San Francesco, e puntare come attratti da una ignota calamita verso la Cappella Bacci. E’ lo scrigno che accoglie uno dei più amati capolavori dell’arte di tutti i tempi, le Storie della Vera Croce di Piero della Francesca (anche lui aretino, seppure di Sansepolcro in Val Tiberina): un imponente, impressionante ciclo di affreschi dietro l’altare maggiore, in cui il pittore e la sua bottega raffigurarono su tre livelli tredici eventi e personaggi della storia sacra, dalla Genesi all’anno 628, quando  il legno della Croce di Cristo che era stato rubato fu riportato a Gerusalemme, usando come fonti la Bibbia e la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, senza evitare però di lasciare qua e là tracce di simbolismi ed esoterismi.

Ma Arezzo è comunque ricchissima di arte sacra al massimo livello, basta pensare allo stupendo Crocifisso di Cimabue in San Domenico, ma non solo: ancora Piero con la Maddalena e le vetrate di Guillaume de Marcillat in Duomo. Ce n’è per gli appassionati della storia etrusca e romana, con il Museo Archeologico Mecenate e lì accanto l’Anfiteatro Romano. C’è il Rinascimento, con tanti palazzi, la casa di Giorgio Vasari e le Logge che ne portano il nome, e il Palazzo della Fraternita dei Laici con l’antico orologio astronomico. E c’è da girare con il naso per aria, in Piazza Grande dietro Benigni, in Corso Italia a fare shopping. In un ‘fantastico viavai’, per stare dietro a Leonardo Pieraccioni.

Top 5 di Arezzo

1 Casentino tra fede e leggenda

Una strana mistura di zolfo e acqua benedetta: ecco il Casentino, tra storie e leggende di maghi, streghe e diavoli. Ma qui ci sono anche sorti due pilastri della spiritualità, cristiana e non solo: il convento-santuario della Verna, edificato da Francesco d’Assisi, e il monastero di Camaldoli (Poppi).

2 On the road nelle terre di Leonardo

A mezza costa sull’antica Cassia Vetus, la Provinciale 1 (Strada dei Sette Ponti), si dipana per circa 40 chilometri tra Castelfranco di Sopra e Quarata, tra borghi deliziosi (Loro Ciuffenna, San Giustino), splendide tenute (Il Borro), pievi e luoghi cari a Leonardo che ne fece lo sfondo della Gioconda.

3 La Valle Chiusa e il fantastico Pinot Nero

La ‘terza via’ del Pinot Nero passa per un luogo inaspettato, una ‘valle chiusa’: questo il significato del nome Casentino. Una valle che ha dato anima e nome a un celebre panno, e oggi è la culla del miglior Pinot Nero del Centro Italia tra Pratovecchio (La Civettaja e Santa Felicita), Castel Focognano (Ornina), Buiano (Fregnan).

4 Il quadro da record del Vasari

Qualcuno azzarda che sia il più grande dipinto su tavola del mondo. Di certo per Arezzo è un quadro da Guinness dei Primati il ‘Convito per le nozze dei Ester e Assuero’ che Giorgio Vasari, dipinse nel 1549 su una tavola di 7,45 per 2,89 metri per il refettorio del monastero delle sante Flora e Lucilla. Oggi si ammira nel Museo di Arte Medievale e Moderna.

5 L’antica lucumonia di Cortona

Immortalata in una decina di film – tra cui ‘La vita è bella’, ‘Ritorno a casa Gori’ e ‘Sotto il sole della Toscana’ – l’antica lucumonia etrusca di Cortona regala il suo  splendore appoggiata su una collina a 500 metri. Imperdibili le aree archeologiche e il Museo dell’Accademia Etrusca, le ben 22 chiese con il Duomo e il Museo diocesano, e gli assaggi di vini e sapori della zona.