Andar per borghi. Tra le antiche mura il tempo si è fermato
Andar per borghi. Tra le antiche mura il tempo si è fermato

Se dici Montalcino oppure che so, Cortona o San Miniato, o magari Bolgheri e anche Greve in Chianti non è improbabile sentirsi rispondere: ti piace vincere facile… Già. Sono alcune tra le più belle gemme di uno scrigno incredibile, la Toscana dei borghi. Qualcuno tra quelli appena rammentati ha già una dimensione di cittadina in miniatura, ha già fama propria perché a suo modo una piccola capitale, chi del vino, chi dell’arte (Cortona e gli Etruschi, il museo archeologico, ma anche la razza Chianina e le succulente bistecche alla fiorentina), chi della storia e della cultura. Ma sono giusto le stelle più note di una costellazione che dissemina il territorio dell’intera regione, praticamente senza eccezioni, di torri merlate e mura, di campanili e palazzi dalla snelle e splendide facciate, qualcuno anche costruito a ricalcare “fratelli maggiori” più celebri, come il Palazzo Comunale di Montepulciano (altra città del vino, e di che vino) che è praticamente il clone del Palazzo della Signoria di Firenze, o il Palazzo dei Vicari di Scarperia – la capitale dei “ferri taglienti”, l’antica arte dei coltellinai – che gli somiglia in maniera impressionante. E che con il resto del Mugello compone un formidabile benché poco noto museo diffuso, tra i tesori d’arte del Convento di Borgo ai Frati o della Pieve di Borgo San Lorenzo, e a Vicchio le case natali di Giotto e Beato Angelico, e poi la pieve di Sant’Agata, e di là dai passi appenninici in quella che si chiama “Romagna toscana” il centro storico di Firenzuola con gli eleganti portici, l’atmosfera elegante di Marradi e Palazzuolo sul Senio.


È la Toscana slow, quella dei borghi. Qualcuno, una ventina, porta la fascia dei “borghi più belli d’Italia”, esclusivo club nato su impulso dell’Anci, l’Associazione dei Comuni italiani con il nobile scopo di valorizzare appunto il grande patrimonio di centri esclusi dai flussi del grande turismo eppure ricchi di storia e tradizioni, cultura ed eccellenze ambientali e magari anche gastronomiche. Il primo fu Suvereto, piccola città murata della Val di Cornia al margine delle grandi foreste di querce da sughero che gli hanno dato il nome, e abbiamo già fatto intanto la conoscenza di Scarperia e di Palazzuolo sul Senio in Mugello. Ma come dimenticare Anghiari con l’atmosfera che richiama la “Battaglia” leonardesca, o Pitigliano e Sovana che con Sorano formano il triangolo delle “città del tufo”? Pitigliano, che fu sede di una importante comunità ebraica di cui restano ancora i segni, e Sovana con i ricordi etruschi nelle necropoli. Un ampio salto ci porta in Casentino con Poppi e sulla provinciale Setteponti (amata anch’essa da Leonardo: c’è un ponte, sullo sfondo della Gioconda…) tra Castelfranco di Sopra e Loro Ciuffenna, e un altro balzo ci fa arrivare alla Garfagnana di Castiglione, e la Barga di Giovanni Pascoli, e Coreglia Antelminelli patria delle figurine da presepe a cui è dedicato un piccolo delizioso museo. Con le quinte dell’Appennino, un fondale che è tutto poesia.