Provate a mettere insieme un bel po’ di Alpi, la Pianura Padana, il Garda orientale, le colline della Marca Trevigiana, la Laguna veneta, il Po e l’Adige. E di certo l’elenco è incompleto. Perché il Veneto offre il più ricco campionario di una geografia, che altrove è presente solo in parte. Di qui quel ventaglio aperto e differenziato dei suoi vini, dall’Amarone al Prosecco, di volta in volta sicura espressione di un territorio poco uniforme. Fra le prime regioni per superficie vitata e produzione, tant’è che la stessa Assoenologi propone la realizzazione di due distinte sezioni, i cui Presidenti sono Celestino Poser e Alberto Marchisio, per essere maggiormente operativi sul territorio. La regione è la più visitata d’Italia, con oltre quindici milioni di presenze all’anno. Questo spiega la crescente notorietà di un vino come il Prosecco, ormai in testa a tutte le classifiche. Basti pensare che fa da base al famoso “Bellini”, firmato da Cipriani, e allo Spritz, che ha determinato una nuova moda nel bere.

Più di un vino nel Veneto è nato per imprevedibili canali. Anche se il caso è stato solo un alleato nella lunga ricerca. Così l’Amarone deve la sua felice scoperta a un trascurabile episodio, che le cronache continuano a narrare. Adelino Lucchese, responsabile della Cantina Sociale, ma soprattutto palato e fiuto eccezionali, trova, nel ’36, una botte dimenticata di Recioto amaro. All’assaggio, il vino risulta talmente cambiato col tempo, che Adelino grida: “Questo non è amaro, ma un Amarone…”. La prima etichetta di Amarone risale al ’38, ma comincerà a farsi strada solo dal ’53, ad opera delle Cantine Bolla. La produzione è stata sempre piuttosto ristretta. L’Amarone copre infatti solo il 10% di quella del territorio. Dove a dominare sono i Rossi giovani, profumati, freschi e gustosi. Vini eleganti, etichettati Valpolicella e Valpolicella Superiore. L’Amarone, invece, ha un lungo processo di vinificazione. L’appassimento dura almeno tre/quattro mesi, nel corso dei quali l’acqua sparisce a vantaggio degli zuccheri. Tra dicembre e gennaio segue pigiatura e macerazione sulle bucce. Per 35/40 giorni, la lentissima fermentazione a bassa temperatura.

E passiamo al Prosecco, che ad eccezione delle province di Rovigo e Verona, è presente in tutto il Veneto, inclusi Friuli e Venezia Giulia, e copre l’80% dell’intera produzione. Insieme al Lambrusco e all’Asti è infatti il vino italiano più largamente esportato. Terre d’elezione, Conegliano-Valdobbiadene e Colli Asolani, vale a dire l’area settentrionale della Marca Trevigiana, patria del Prosecco Docg. In pianura, invece, viene da sempre allevato il Glera, storico gno che costituisce la base (85%) del Prosecco Doc, ormai vinificato quasi sempre in purezza. Sui Colli Euganei, quelli intorno a Padova, quest’uva è conosciuta come Serpino, ma in tutta la Marca Trevigiana è stata da sempre etichettata come Prosecco. Almeno fino al 2009. Quando il riconoscimento della Doc e poi della Docg al Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene ha reso necessaria l’adozione del nome Glera per non confondere vitigno e vino.

 

IN PILLOLE

Il Glera e le tre anime del Prosecco

Uva rustica e vigorosa, dai grappoli grandi e lunghi, di antico insediamento, il Glera è stato per anni difficile da vinificare. Di qui l’uvaggio con tre vitigni destinati ognuno ad assolvere a una precisa finalità: Verdiso, per aumentare l’acidità; Perera, per il profumo e l’aroma; Bianchetta, per ingentilire il vino nelle annate fredde, perché la sua maturazione è abbastanza precoce. Questo è stato il Prosecco per oltre mezzo secolo. Poi – come è avvenuto per il Tokaj – si è reso necessario dare al nome un riferimento geografico, un topos, dove il vitigno sarebbe nato. Ed è venuto fuori così un paesino del Carso, Prosecco, che dista oltre centocinquanta chilometri dal territorio di Conegliano Valdobbiadene, che ospita gran parte dei vigneti. Per cui si chiama Prosecco – con il relativo riconoscimento della Docg – solo il vino di questo comprensorio, oltre il quale ritorna l’originaria denominazione di Glera. Una soluzione piuttosto confusa (anche se l’unica possibile) e di sicuro poco accessibile agli operatori stranieri. Ma noi siamo maestri in questi gineprai.

In ogni caso, e al di là di ogni controversia, resta il dato di fatto che il Prosecco – insieme all’Asti Spumante e alle bollicine della Franciacorta – è tra i vini più accreditati sui mercati esteri. Il successo è legato allo straordinario rigore con cui il vino viene prodotto (è costante la tensione verso traguardi sempre più ambiziosi) e a una sapiente ed efficace campagna di promozione, che vede celebrare ogni occasione – dal rapido incontro al bar a un importante evento – con una flute di Prosecco.

 

Morbido e speziato, il Bardolino

Il Bardolino Superiore Docg è fra i più accreditati vini veneti, grazie anche al Consorzio di Tutela (1926), che gestisce ben sedici comuni, tutti in provincia di Verona. C’è anche una versione rosata – il Chiaretto – vinificato “in rosa”, grazie a un parziale contatto con le bucce. Si tratta di un vino che ha incontrato un crescente favore fra i giovani, anche per il suo largo abbinamento con ogni tipo di piatto. Ma che c’è dietro il gusto asciutto, morbido, leggermente speziato del Bardolino? Un felice uvaggio di Corvina, Rondinella e Molinara – tutte varietà autoctone della Valpolicella – più altri vitigni minori, allevati sulle colline, a circa trenta chilometri da Verona.

Oggi il Bardolino può contare sulla presenza di oltre novecento viticoltori e di ben centoventi cantine, che hanno meritato la Doc fin dal ’68 e la Docg per la tipologia Superiore. Il comprensorio che vanta la denominazione di Bardolino Classico è limitato però solo a sei comuni (Bardolino, Garda, Lazise, Affi, Costermano e Cavaion), per i quali il Disciplinare impone di non superare il 70% della resa di uve per ettaro. Assai suggestiva la Strada del Vino che si sviluppa per ottanta chilometri, a sud verso Peschiera, e a nord verso il Monte Baldo. Il Bardolino – il nome è legato al delizioso borgo sul lago - è stato il primo vino veneto a ottenere per la tipologia Superiore la Docg (2001), che richiede una gradazione non inferiore a 12, e almeno un anno d’invecchiamento.