Labirinti verdi dove perdersi per poi ritrovarsi
Labirinti verdi dove perdersi per poi ritrovarsi

Entrare nel labirinto vuol dire affrontare una prova, un’avventura, «e soprattutto fare un’esperienza, mettersi in gioco anche con se stessi», spiega Ettore Selli, ingegnere ambientale bolognese, che per Pendragon ha curato « Labirinti vegetali», una guida completa alle meravigliose architetture verdi che ci invitano ad aguzzare la vista, la memoria e la logica per... trovare l’uscita. In tutto il mondo – dice Selli – sono stati censiti almeno 420 labirinti permanenti di siepi o di piante, e più di trenta sono in Italia, senza contare quelli a carattere temporaneo, come i labirinti ‘disegnati’ nei campi di mais che nascono e muoiono nel tempo di un raccolto.

«Il labirinto di siepi è entrato nei grandi giardini nella prima metà del ‘500 con lo scopo di divertire – sottolinea Selli –, e poi è divenuto popolare in tutta l’alta società dell’Europa rinascimentale e barocca. Già nel 1540 Carlo d’Asburgo ordinò la costruzione del labirinto presso l’Alcazar di Siviglia, e già nel 1573 fu progettato il labirinto di Villa d’Este a Tivoli». L’Inghilterra detiene il record di labirinti verdi, mentre nel nostro Paese la regione più ricca di labirinti è il Veneto: «Spesso infatti questi giochi verdi affiancavano dimore nobiliari – aggiunge Selli –: la visita dunque è ancor più suggestiva».

Ricordiamo allora il labirinto di Villa Barbarigo a Valsanzibio, nell’area di Colli Euganei, a 15 chilometri a sud di Padova: fu creato nel Seicento su indicazione del cardinale Barbarigo e gli venne conferito un significato spirituale, come un percorso di purificazione dell’anima che deve scontare i propri peccati. Sempre nel Padovano, il labirinto del castello di San Pelagio a Due Carrare, dedicato al mito del volo di Icaro.

Affacciata sul Naviglio del Brenta, Villa Pisani di Stra (Venezia) è sede di un raffinatissimo labirinto settecentesco di 1800 metri quadrati che ospitava i giochi di corteggiamento tra dame e cavalieri.

Notevoli anche il labirinto di Villa Montalvo a Campi Bisenzio (Firenze), con sette involuzioni concentriche, e il labirinto del Palazzo di Varignana a Castel San Pietro Terme (Bologna), o quello dei giardini di Castello Ruspoli a Vignanello, sulle colline del Viterbese.

Sono italiani il dedalo più grande del mondo, ovvero il Labirinto della Masone, voluto da Franco Maria Ricci a Fontanellato (Parma), su 90mila metri quadrati con 200mila piante di bambù, e quello più piccolo, appena 230 metri nel parco del castello di Trauttmansdorff a Merano, sede di un giardino botanico tropicale.

 

NEL PARMENSE

Alla Rocca di Traversetolo una mostra per Modigliani

Alla riapertura dei musei, presso la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma) verrà inaugurata la mostra dedicata ad Amedeo Modigliani con opere provenienti dal Musée de Grenoble. Fra le tele, anche la “Femme au col blanc” del 1917, raffigurante Lunia Czechowska, amica di famiglia di Léopold Zborowski, mercante d’arte e mecenate del pittore, e cinque ritratti a matita di personaggi della Parigi degli anni Dieci del ‘900. Verranno affiancati a capolavori dell’arte francese, opere di Cézanne, Renoir, Monet, Matisse e Braque. La mostra proseguirà fino all’estate.

Info, www.magnanirocca.it