Abbazia di Santa Maria
Abbazia di Santa Maria

Un tuffo nel cuore del Medioevo; del Medioevo più profondo, fatto di grandi cattedrali, veri templi e baluardi di fede; di antichi castelli, turriti manieri, rocciose fortezze contro le invasioni di barbari e saraceni; e anche di monasteri e abbazie, in cui l’afflato religioso di monaci e pellegrini si univa al lavoro certosino di amanuensi, che nelle biblioteche e negli scriptoria correggevano e ricopiavano antiche pergamene con testi sacri od opere dei giganti del pensiero classico. Una di simili pietre miliari della religione cristiana in Europa - in quanto appartenente all’ordine monastico più pregnante - l’abbazia di Santa Maria a Staffarda di Revello (Cuneo), che ancora oggi si staglia maestosa nel dolce paesaggio collinare delle Langhe.

Fondata tra il 1122 ed il 1138 sul territorio del Marchesato di Saluzzo, l’Abbazia, un gioiello appartenente all’ordine benedettino cistercense, si distinse anche come punto di riferimento di una vasta attività economica, stimolata dalla laboriosità e dall’acume per il commercio della comunità che lì viveva (e lavorava e pregava, come imponeva la regola di San Benedetto da Norcia). Centrale era la raccolta, trasformazione e commercio dei prodotti delle campagne circostanti, rese fertili dai monaci stessi con estese e complesse opere di bonifica, di cui ancora oggi rimangono tracce significative (soprattutto un avanzato sistema di canalizzazione con un primario impianto di drenaggio delle acque). Tale centralità economica arrecò - com’era ovvio - privilegi civili ed ecclesiastici che resero l’abbazia riferimento della vita politica e sociale del territorio.

Nell’ampio refettorio, nella sala del capitolo e nella sala di lavoro, con volte a ogiva rette da colonne marmoree spesso convergevano i feudatari della zona per stringere alleanze e prendere decisioni economiche condivise, in una sorta di non belligeranza generale che i monaci favorivano. All’interno sono visitabili le stanze per le attività più disparate: lo “scriptorium”, l’archivio, la biblioteca, il chiostro e il refettorio, in parte distrutti dalle truppe francesi guidate dal generale Catinat nel 1690. I primi importanti lavori di restauro avvennero dal 1715 al 1734, con l’aiuto finanziario di Vittorio Amedeo II di Savoia, che però alterarono gli originali elementi dell’architettura romanica della prima metà del XII secolo e gotica dei secoli XIII-XV,. Del complesso abbaziale motivo di una visita in particolare sono la Chiesa, con il Polittico di Pascale Oddone e il gruppo ligneo cinquecentesco della Crocifissione; il Chiostro, il Refettorio, con tracce di dipinto raffigurante “L’ultima cena”, la Sala Capitolare, la Foresteria; gli altri edifici costituiscono il cosiddetto “concentrico” di Staffarda, ossia il borgo.

 

LA SCALA SEGRETA PORTA NEI SOTTERRANEI
Staffarda è anche un luogo magico-esoterico, un concentrato di misteri degni de “Il nome della rosa”. In primo luogo la presenza di un passaggio segreto che condurrebbe, secondo una leggenda, ad una biblioteca sotterranea, dove per secoli vennero ricopiati e studiati in gran segreto importanti testi magici ed alchemici: vi si ci accederebbe scendendo una scala a chiocciola, ma l’ingresso alla scala, ammesso che esista, è stato murato, perché da lì sarebbero passati fantasmi di alcuni monaci eretici.