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Parma e le Terre Verdiane

Patrizio questa volta intraprende un viaggio da turisti-terristi, che parte dal territorio, dai prodotti e dalla campagna. Va a Parma, in giro per aziende agricole, a misurare a suon di passi quanto è corta questa filiera corta! Vede, scopre e assaggia tante cose...

Ultimo aggiornamento il 6 aprile 2017 alle 12:32
Terre Verdiane

Patrizio questa volta intraprende un viaggio da turisti-terristi, che parte dal territorio, dai prodotti e dalla campagna. Va a Parma, in giro per aziende agricole, a misurare a suon di passi quanto è corta questa filiera corta! Vede, scopre e assaggia tante cose: i fiori che si possono mangiare, un salame da guinness dei primati lungo 338 metri - lo strolghino -, i culatelli che stagionano con la musica di Verdi... Già, ma cosa c'entrano i cotechini con il teatro? Nelle Terre Verdiane la musica, la nebbia e il maiale producono un'unica armonia!

Lo slow tour sulle tracce del culatello e di Giuseppe Verdi passa da Zibello e poi da Busseto, Roncole e Sant'Agata. Un po' nei musei, un po' nelle piazze, un po' nelle campagne. Infondo, dove risiede il vero fascino di un luogo? Secondo Patrizio deriva soprattutto dalla Storia e dai Personaggi che lo hanno animato. Per questo in passato è stato a Samoa dove passò gli ultimi anni Stevenson, poi a Hiva Hoa dove visse Gauguin o alle Svalbard dove partì Nobile e dove scomparve Amundsen... A Busseto, appunto, è vissuto Giuseppe Verdi. E ci vive ancora, a giudicare dagli edifici a lui dedicati o comunque a lui legati!

Il luogo per eccellenza dove si trovano i prodotti locali è in centro a Busseto, quasi all'angolo con Piazza Verdi: la Salsamenteria, che si dice sia la più antica osteria del mondo, risalente addirittura al 1500. Verdi veniva qui a mangiare, bere, comporre e guardare le donne e l'ha resa famosa. Poi Toscanini, D'Annunzio, Ricordi, Pavarotti, Carreras e anche Zucchero hanno fatto il resto per celebrarla. Dopo la lunga gestione della famiglia Baratta, adesso l'Oste è Abele Concari,  dolce e gentile come il suo nome biblico. Anche se è un po' Caino, nel senso che cerca di assassinarti con i suoi salami, ciccioli, culatelli che per fortuna vanno giù con un sorso di rosso Gutturnio, bevuto rigorosamente nella tazza con il pollice dentro (come da tradizione).

Diceva Guareschi (pressappoco): “Verdi è più di ogni altro un prodotto della sua terra. Una terra dove i tramonti sono avventure omeriche, dove la luna è rotonda e rossa, dove le passioni si accendono, dove d'estate il sole picchia martellate furibonde sulla testa della gente e d'inverno la nebbia opprime i cervelli, dove comunque succedono cose che non succedono in nessuna parte del mondo”. Ma in che senso Verdi non poteva che nascere qui? Cosa c'entra la sua musica con la sua terra? La risposta a Patrizio la dà un altro intellettuale-bussetano-organico-al-territorio, Afro Gotti, architetto musicologo: “La musica di Verdi contiene la stessa sensibilità alla forchetta di un cotechino, è musica che si sente al palato. Oltretutto lui componeva con la stessa dedizione e la stessa precisione con cui qui si conserva il maiale”.

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