La Cappella degli Scrovegni è uno dei gioielli dell'arte italiana.
Dice Patrizio in proposito: «Qui ho avuto la percezione di essere un uomo scemo perché abito a 100 km da Padova e non c'ero mai stato! L'impatto che ho avuto entrando è simile a quando ho visto per la prima volta la Cappella Sistina, ma il tipo di fede che salta fuori qui è più trasparente. Lo stesso pregiudizio di tipo religioso che dopo 300 anni perseguiterà Galileo, in quest'epoca ha fatto del bene».

La storia: nel 1300 Enrico Scrovegni è un ricchissimo banchiere, ai tempi i banchieri avevano una pessima fama, tant'è che Dante li colloca tra gli usurai nel suo Inferno letterario. Enrico voleva in qualche modo emendarsi: aveva conquistato un sacco di ricchezze, ma doveva dimostrare di fare del bene. Compra questo terreno utilizzato in passato per riti pagani e vuole costruirci su una cappella, con una chiesa da dedicare alla Madonna. Chiama dunque il più grande artista del tempo: Giotto! Che ai primi del '300 dipinge questo capolavoro assoluto... A Enrico poi le cose vanno male: litiga con Padova e va a abitare a Venezia, tornerà qui solo dopo la sua morte. Ma oltre a voler fare qui la sua opera di bene per non essere considerato usuraio, voleva avere qui la sua tomba e la cappella doveva celebrare la sua famiglia. Alla fine possiamo godere noi di quest'opera che è pura bellezza.

Qualcosa sugli affreschi: il signore che offre la Cappella alla Madonna è Enrico Scrovegni stesso, quello in bianco che tiene su il dono è il teologo consulente di Giotto attento che tutte queste scene fossero in linea con la religione. Allora la gente non leggeva, capiva e assorbiva le scene sacre dai dipinti. Sulla destra c'è la raffigurazione dell'Inferno: si vede Reginaldo Scrovegni con le mani legate dietro e il cappellino rosso, è il padre di Enrico collocato da Dante nel XVII canto dell'Inferno considerato avaro e usuraio. Giotto l'ha messo nonostante il suo committente! Questa è forse la prima raffigurazione dell'Inferno in assoluto e deriva da una visione dantesca. Enrico era il committente, ma ha fatto mettere lo stesso suo padre all'Inferno, come espiazione. La cosa più interessante di tutte è l'intonaco lasciato intatto dai restauri conservativi terminati nel 2004. Tutti i colori qui sono quelli originali, anche dove l'intonaco è scrostato. L'hanno solo un po' ingrigito, la zona danneggiata dal tempo è limitatissima e i colori sono sgargianti, incredibili, hanno più di 700 anni e sembra dipinto ieri...