Con la sua facciata merlata e bugnata e le bifore post-gotiche, il Castello di Lispida sembra davvero il Castello del re delle favole. Invece ha ospitato semplicemente un re-soldatino, Vittorio Emanuele III, che qui ha posto il suo quartier generale durante la prima guerra mondiale: forse è per questo che la dimora - a differenza di molte altre che furono saccheggiate e distrutte dalle soldataglie - si è salvata.

La storia della Villa è molto più antica: addirittura a metà del 1100 qui era sorto un Convento, famoso per coltivare la vigna e fare un ottimo vino. Tanto che verso la fine del '400 un Doge Mocenigo ha espropriato il Convento dalle terre, perché i monaci non erano più tanto bravi a coltivare. Nel '700 i Corinaldi continuano la tradizione e questa diventa la classica Villa-Azienda agricola, famosa appunto per il vino. Fino ad oggi, dove si produce un vino particolare che ci porta indietro nel tempo! I vitigni Tocai e Merlot sono coltivati senza chimica, senza pesticidi, senza falciare il terreno circostante. Unica "cura" antiparassitaria il propoli, e uccelli e pipistrelli che mangiano gli insetti. Ma se la coltivazione della vite è super-biologica, la produzione del vino segue addirittura procedimenti che potremmo definire arcaici: mosto e bucce, dopo la pigiatura, vengono messe in otri e anfore di terracotta, interrate in cantina a fermentare. Una volta tolte le bucce, il vino viene rimesso nelle anfore per altri 8-10 mesi di maturazione: esattamente il metodo usato non dai Romani, non dai Greci ma addirittura dai Micenei! In pratica il Vino della Guerra di Troia! Si potrebbe obiettare che il vino arcaico faceva notoriamente schifo, ma a quanto pare il problema era rappresentato da conservazione e trasporto, che rendevano necessario tagliarlo con miele e spezie per contenere l'acidità. Oggi, con le bottiglie, tutto questo non è un problema.

Il vino del futuro dunque non passa in un'autoclave, ma in un'anfora di 3.000 anni fa... Per la cronaca turistica: nel castello si può dormire e il parco è bellissimo con un Brolo pieno di rose in cui c'è una limonaia trasformata in piscina.