Tra Padova e Rovigo c'è il Castello di Monselice, una costruzione particolare che nella sua vita è stata di tutto: da rocca e torrione difensivo e inespugnabile, fino a raffinata Villa Veneta. La parte più antica è opera addirittura di Federico II (e di suo genero Ezzelino da Romano) che l'ha ricostruita demolendo una chiesa attorno al 1240. Sarà che la figlia di Federico si chiamava Selvaggia, sarà che Ezzelino era un super-ghibellino irriducibile, sarà che la storiografia successiva è stata filo-guelfa, fatto sta che di Ezzelino si dice tutto il male possibile: l'hanno dipinto come una vera belva feroce, da Dante a Tassoni e persino Oscar Wilde. I castelli però li sapeva fare: infatti la Torre Ezzeliniana è un capolavoro di architettura militare e anche civile, con accorgimenti avanzatissimi per l'epoca riguardo a tubature, prese d'aria ecc. Dopodiché il tetro castello passa sotto il dominio di antiche famiglie come i Carrara o i Marcello. Nel '700 i Marcello furono appunto grandi musicisti e infatti nel cortile ci sono delle formelle dedicate all'arte. E la Torre diventa anche Villa, bellissima. Anche se non perde mai il suo aspetto austero e un po' cupo, forse per le storie che si raccontano. Per esempio quella di Ivalda, l'amante di Ezzelino: lui era sempre in giro a far la guerra e lei lo tradiva, pare che fosse una specie di insaziabile mantide religiosa che seduceva un sacco di uomini e di ragazzi e poi li uccideva sadicamente. Alla fine Ezzelino l'ha strangolata personalmente, proprio qui nel castello. Poi c'è la storia di Iacopino da Carrara, che sarebbe stato lasciato morire di fame in una segreta dallo zio Francesco, che gli contendeva la signoria di Padova. Fatto sta che adesso per il castello si aggirerebbero sia il fantasma di Ivalda che quello di Iacopino, entrambi molto rumorosi e urlatori (chissà, magari c'è una tresca anche tra di loro, anche se ci sono 110 anni di differenza, ma fra fantasmi non ci fanno caso). 
Durante la prima guerra mondiale anche la Villa-Castello di Monselice fu praticamente distrutta e depredata dai soldati (italiani, temo), ma negli anni '30 il Conte Vittorio Cini si è dedicato con grande impegno a restaurarla e dotarla di arredi e soprattutto di una ricchissima raccolta di armi d'epoca. Anche per questo la visita è molto interessante e le sale sono molto suggestive e magnifici sono i camini. Ora il Castello è della Regione Veneto, che lo mantiene e lo anima di nuove iniziative: un monumento come questo può davvero essere il volano di un territorio. E soprattutto c'è un gruppo di abitanti di Monselice che si mettono in costume e fanno rivivere la sua storia: quando ci siamo andati, stavano provando una ricostruzione storica, e il "gioco" è molto appassionante e divertente, e segna il senso di appartenenza della comunità al suo monumento-simbolo.