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Slow Tour nell’Oltrepò Pavese

Questo itinerario potrebbe iniziare da Milano, o da Genova, così come da Piacenza o da Torino. Sono queste le stazioni ferroviarie da cui partire – magari in bicicletta – per arrivare facilmente a Voghera, prima tappa del mio giro in Oltrepò, provincia di Pavia.

di Patrizio Roversi
Ultimo aggiornamento il 13 febbraio 2018 alle 09:54
Slow Tour nell’Oltrepò Pavese

Questo itinerario potrebbe iniziare da Milano, o da Genova, così come da Piacenza o da Torino. Sono queste le stazioni ferroviarie da cui partire – magari in bicicletta – per arrivare facilmente a Voghera, prima tappa del mio giro in Oltrepò, provincia di Pavia.

Ma dov'è l'Oltrepò? Sembra una domanda da seconda elementare, invece siamo in molti ad avere un'idea sfumata della collocazione geografica di questa zona. Avete presente la Lombardia?

Il suo confine meridionale è segnato dal Po, ma la regione “sborda” rispetto al fiume in due punti, con due triangoli: uno è l'Oltrepò a sud-ovest, e l'altro è il Basso Mantovano a sud-est. L'Oltrepò (con o senza accento sulla O) è appunto un triangolo, stretto fra Piemonte ed Emilia, con la Liguria ad un passo.

E – a proposito di geografia, che hanno tolto dalle materie scolastiche – tutto o quasi dell'Oltrepò si spiega con la sua collocazione: era la via che dal mare (ligure) portava alla pianura (padana), passando per gli Appennini.

Era l'antica Via del sale, ma tutti i commercianti che arrivavano dal mare a portare questo alimento essenziale, poi non volevano fare il viaggio di ritorno a vuoto, per cui gli antichi abitanti dell'Oltrepò si sono ingegnati a produrre vino, salumi e altro, per rifornire questo commercio.

Da qui la vocazione economica-agricola della zona, e la sua ricchezza, favorita anche dalla varietà assoluta del territorio: l'Oltrepò parte appunto dalle rive del Po e arriva, verso sud, a montagne anche di 1700 metri, passando per tutta una serie di colline che, da 1000 anni, sono la patria della vite.

Il mio viaggio qui è iniziato però in cerca di un mito d’altri tempi: la casalinga di Voghera, che esiste davvero! Grazie a lei abbiamo conosciuto il peperone di Voghera scomparso nel dopoguerra e oggi recuperato.

E che dire delle altre specificità gastronomiche della zona? Il tortello Battalava è un tortello che quasi non si riesce a inghiottire per quanto è grande.

Poi c’è il famoso Salame di Stradella DOP e ci sono i vini di queste terre, dei rossi e dei bianchi con anche 500 anni di storia: Pinot, Bonarda, Barbera, Moscato, Sangue di Giuda, Botafogo.

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